giovedì 11 aprile 2019

VITIGNO NEYRET

Vitigno autoctono della Valle d'Aosta a bacca nera appartenente alla famiglia dei Neretti piemontesi, il nome è dovuto alla colorazione dell'uva e i sinonimi sono talmente tanti da indurre a una piccola confusione di classificazione, molti sono identici, altri no. Il Neyret, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti dal 1970, è diffuso, come si diceva, in Valle d'Aosta con piccoli appezzamenti, anche ad alta quota, in quasi tutti i comuni alla sinistra orografica del fiume Dora Baltea. Ha una produttività scarsa e irregolare, resiste al freddo e al marciume, teme la siccità, il grappolo è di grandezza media, cilindrico, con una o due ali, l'acino è medio, sferico, con buccia spessa, consistente e molto pruinosa, di colore blu-nera. Il Neyret è vinificato quasi sempre in assemblaggio con altri vitigni con percentuali predeterminate per dare colore, maggiore alcolicità e mitigare l'asprezza dei vini. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, caldo, intenso, sapido, con buona acidità, è un vino da tutto pasto con particolare predilezione della cucina locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

venerdì 22 marzo 2019

VITIGNO MOSTOSA

Il Mostosa è un vitigno a bacca bianca autoctono dell'Emilia Romagna, diffuso in tutte le regioni adriatiche fino alla Puglia, ma anche nel Lazio e Umbria, con vari sinonimi, Pagadebit, Ascolana, Scacciadebito, Pagadebito gentile. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1971, rientra nella DOC Colli di Rimini, le sue origini sono sconosciute, ma era apprezzato dai coltivatori per la sua elevata produttività. Coltivato su terreni collinari argillosi-calcarei-sabbiosi, ama le esposizioni solari ben ventilate, risente molto nelle zone costiere del clima marino che apporta una certa salinità alle uve. Il grappolo è di grande dimensione, piramidale o conico, mediamente compatto, alato, l'acino è grande, sferico, con buccia pruinosa, di colore verde-giallo, il vino ha un colore giallo paglierino intenso, floreale, fruttato, secco, fresco, dal gusto pieno, poco strutturato e di poco corpo. Apprezzato come aperitivo, si abbina bene con minestre in brodo, primi piatti poco strutturati, secondi di pesce e carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

giovedì 21 marzo 2019

VITIGNO ABRUSCO

Vitigno a bacca nera autoctono di antica origine della Toscana, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1999, l'Abrusco, conosciuto anche con i sinonimi Raverusto, Colore, Lambrusco, presenta una certa somiglianza con l'Abrostine e appartiene al gruppo dei "vitigni da colore", quale il Colorino, per dare colore a vitigni meno dotati. Non abbiamo notizie storiche certe, se non alcune citazioni da parte del Soderini nel 1622 e del Di Rovasenda a fine del 1800, salvato dall'estinzione, oggi viene utilizzato molto spesso in assemblaggio, ma anche in purezza. Diffuso scarsamente in quasi tutta la regione, la sua produzione è media e regolare, coltivato spesso insieme al Colorino, il grappolo è di media dimensione, piramidale, alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, speziato, di gusto fine e persistente, ben strutturato. L'abbinamento è con antipasti, primi piatti strutturati, secondi di carne, arrosti, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

martedì 12 marzo 2019

VITIGNO VERDEA

Il vitigno Verdea è un autoctono a bacca bianca conosciuto fin dal Medio Evo e introdotto in Italia, molto probabilmente, dal monaco irlandese San Colombano, precisamente in Toscana, dove è conosciuta col sinonimo di Colombana Bianca o Colombana di Peccioli, successivamente in Lombardia, nel Lodigiano, e in Emilia Romagna, nel Piacentino, dove viene consumata, per lo più, come uva da tavola. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1970, questo vitigno entra nella DOC San Colombano e spesso viene vinificato in purezza anche per vini passiti. Coltivato su terreni collinari ben soleggiati, ha una produttività elevata, regolare, ha buona resistenza al marciume e alle malattie crittogamiche, il grappolo è di media grandezza, conico piramidale corto, con una o due ali, mediamente compatto, l'acino è di media grossezza, subrotondo, con buccia spessa, consistente, pruinosa , di colore verde-gialla. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico, leggero, fruttato, delicato, con buona acidità, ottimo come aperitivo, si abbina ad antipasti, primi piatti delicati, secondi di pesce sia di mare che di acqua dolce, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

martedì 5 marzo 2019

VITIGNO NERO BUONO

Il Nero Buono oNero Buono di Cori è un vitigno autoctono a bacca nera del Lazio, coltivato quasi esclusivamente nel territorio del comune di Cori, sulle pendici dei Monti Lepini, in provincia di Latina. Non conosciamo notizie storiche certe, ma pare che fosse coltivato fin dal tempo dei Romani, infatti si pensa che fu portato in questa zona dal Console  Lucio Quinzio Cincinnato. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti fin dal 1971, veniva utilizzato come vitigno da taglio, specialmente nella zona dei Castelli Romani, per l'apporto di colore che dava ai vini, solo negli ultimi anni, grazie alla lungimiranza di alcuni produttori, le sue uve vengono vinificate in purezza con risultati incoraggianti, tanto da provare anche un piccolo invecchiamento. Coltivato su terreni collinari di origine vulcanica con un microclima ventilato che lo rendono meno sensibile alla peronospora e alle muffe, questo vitigno ha una vigoria e produttività moderata, il grappolo è di dimensioni medie, conico, compatto, alato, l'acino è di dimensioni medie, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino più o meno intenso, fruttato di frutti rossi, ribes, mirtillo, con l'invecchiamento assume sentore e aroma di confettura, liquirizia, cacao, spezie, con buona acidità, sapido, buon tenore alcolico e leggeri tannini, l'abbinamento è con primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°. 

martedì 26 febbraio 2019

VITIGNO MOSCATELLO DI CASTIGLIONE A CASAURIA

Il Moscatello di Castiglione a Casauria è forse il vitigno più antico dell'Abruzzo, a bacca bianca, coltivato tra il Parco della Majella e il Parco del Gran Sasso, individuato principalmente nel comune di Castiglione a Casauria. Conosciuto fin dal tempo dei Romani, le prime notizie le abbiamo soltanto nel 1747, citato nel Libro degli affitti della Camera Baronale di Castiglione, purtroppo quasi del tutto estinto dopo la fillossera, grazie all'opera del Consorzio di Tutela, costituito nel 2003, e di alcuni produttori, questo vitigno, che appartiene alla famiglia dei moscati, precisamente quello bianco, è stato salvato dall'estinzione. Coltivato su terreni collinari di medio impasto argillosi-calcarei, il Moscatello ha un grappolo medio, cilindrico-conico, da compatto a mediamente compatto, alato, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, di colore verde-gialla-ambrata. Le sue uve vengono vinificate sia in versione secca, poco diffusa, che in versione passito, che è la più diffusa, con appassimento sulla pianta, il vino ha un colore giallo paglierino intenso, tendente al dorato brillante, aromatico e molto intenso all'olfatto di sentori floreali di sambuco, fiori di acacia, gelso e sentori fruttati di pesca, albicocca, mela golden, al gusto ritornano le confetture di pesca, albicocca, miele di acacia, agrumi, buona acidità, dolce, ottima struttura e notevole persistenza olfattiva. L'abbinamento ideale è con formaggi stagionati, erborinati, pasticceria secca e dessert in genere, la temperatura di servizio consigliata è 8°-12°.

martedì 19 febbraio 2019

VITIGNO VERDESE

Il vitigno Verdese, autoctono a bacca bianca della Lombardia, è diffuso nella zona di Como e Lecco e rientra nella Terre Lariane IGT, deve il suo nome, molto probabilmente, alla colorazione verde dei suoi acini. Quasi del tutto scomparso per la fillossera,  iscritto nel Registro Nazionale delle varietà di viti da vino fin dal 1996, grazie ad alcuni produttori è stato ripiantato e oggi viene vinificato sia in purezza che in assemblaggio. Coltivato sulle sponde del Lago a terrazzamenti su terreni di natura sabbiosa, questo vitigno gode di un clima temperato con escursioni termiche tra la notte e il giorno, ben ventilato, ha un'ottima vigoria e una discreta produttività. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, compatto, l'acino è di dimensioni piccole, ellittico, con buccia spessa, pruinosa, di colore verde-giallo, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, aroma pressochè neutro, ha una buona acidità e sapidità, poco alcolico, poco strutturato e di corpo. L'abbinamento di questo vino è molto adatto ai piatti di zona, primi e secondi di pesce, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.