mercoledì 17 ottobre 2018

VITIGNO CHATUS o NEBBIOLO DI DRONERO

Vitigno a bacca nera del Piemonte, un tempo diffuso su tutto l'arco alpino da Mondovì alla Val d'Ossola, oggi circoscritto al territorio di Dronero e Busca, in provincia di Cuneo. Il Chatus era presente, tempo fà, anche in Francia, dalla Savoia al Massiccio Centrale, poi abbandonato e ultimamente ripiantato nelle valli di Ardèche e Isere. E' conosciuto con vari sinonimi in Piemonte, oltre che Nebbiolo di Dronero in Val Maira, Colli Saluzzesi e nel Pinerolese, Bourgnin nei comuni di Barge e Bagnolo, Brachet nel Canavese, Brunetta e Scarlattin in Val Susa. E' un vitigno rustico, predilige terreni collinari e montani scistosi, molto suscettibile ai parassiti, meno alla peronospora, resistente alle intemperie, ha vigoria e produttività media, il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, con piccole ali, compatto, l'acino è piccolo, ellissoidale, con buccia spessa e pruinosa di colore blu nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, al palato fruttato di mirtillo e susina, floreale, a volte speziato, ha buona struttura, acidità, dando un buon apporto agli altri uvaggi, sapido, giusta tannicità e buona alcolicità. L'abbinamento consigliato è con primi piatti strutturati, carni al sugo, arrosti, grigliate di carne, salumi e formaggi mediamente stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 11 ottobre 2018

VITIGNO ERVI O INCROCIO FREGONI 108

Era il 1970 quando il prof. Mario Fregoni ha avuto la brillante idea di voler trasformare il Gutturnio, vino della zona di Piacenza ottenuto dall'incrocio di uva Barbera e uva Croatina (localmente chiamata Bonarda), in pianta, è nato così il vitigno Ervi, che in aramaico significa "vite", o Incrocio Fregoni 108, che è esattamente l'incrocio tra il vitigno Barbera e il vitigno Croatina. E' la provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, la zona deputata alla coltivazione di questo vitigno autoctono a bacca nera, gli impianti sono, prevalentemente, in zone collinari con terreni argillosi di medio impasto, ha una resistenza media alle avversità. Questo vitigno ha una produttività media e costante, il grappolo è di grandezza media con forma piramidale, spargolo, l'acino è piccolo, sferico, con buccia consistente, mediamente pruinosa, di colore blu nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con sentori fruttati di ciliegia, prugna e leggermente speziato, in bocca ritornano frutta e spezie, moderatamente tannico, buona alcolicità e acidità, di corpo, adatto all'invecchiamento. L'abbinamento di questo vino è tradizionalmente con i piatti della cucina locale, con primi piatti strutturati, pasta e legumi, arrosti , grigliate di carne, salumi e formaggi media stagionatura, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 7 ottobre 2018

VITIGNO TUCCANESE

Salvato dall'estinzione negli anni novanta, grazie all'opera dell'architetto Leonardo Guidacci, il Tuccanese, antico vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, è coltivato esclusivamente nel territorio del comune di Orsara, in provincia di Foggia, sui Monti Dauni. Non abbiamo notizie certe, sappiamo, soltanto, che esistono varie ipotesi sulla sua origine e provenienza. Secondo una prima ipotesi questo vitigno deriverebbe dal Perricone, vitigno siciliano, importato in Puglia dalla dominazione Angioina del 1300, un'altra ipotesi lo vorrebbe derivato dal vitigno Piedirosso campano, grazie alla vicinanza con Benevento, l'ultima ipotesi, la più accreditata, grazie alle analisi del DNA, vorrebbe il Tuccanese come clone del vitigno Sangiovese toscano, infatti il suo nome sarebbe una storpiatura di Toscanese, così veniva chiamato anticamente nella zona del foggiano il Sangiovese. Non avendo ancora molta notorietà a livello nazionale, questo vitigno lo potremmo definire una chicca nel campo enologico, è coltivato su terreni calcarei argillosi con una buona ventilazione ed esposizione ad una altitudine di 500/600 metri, resistente alle avversità, il grappolo è di piccola dimensione, piramidale, poco compatto, a volte alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia pruinosa di colore blu nera. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, fruttato, speziato con richiami di mora, viola, prugna, pepe nero, in bocca è fresco, vellutato, con buona acidità e alcolicità, ben strutturato, di buon corpo, adatto all'invecchiamento. Ben si abbina a piatti strutturati, arrosti, cacciagione, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°.

sabato 6 ottobre 2018

VITIGNO GINESTRA

Conosciuto fin dal 1825 ad opera dell'Acerbi, che lo citava coltivato nei dintorni di Napoli, il Ginestra, vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, oggi è diffusamente coltivato in Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno, nei comuni di Amalfi, Maiori, Minori, Ravello, Scala, Furore, Tramonti, Positano, dove è anche conosciuto col sinonimo di Biancazita. E' conosciuto anche col sinonimo di Biancatenera e rientra, come vitigno complementare, nella DOC Costa d'Amalfi. Questo vitigno deve il suo nome al profumo di ginestra delle sue uve e ai sentori floreali che con l'invecchiamento evolvono in sentori di idrocarburi, elemento questo che lo rende simile al Riesling, è poco tollerante alle principali crittogame, più alla botrite. Il grappolo è di grandezza media, piramidale o conico, compatto, l'acino è medio, ellisoidale, con buccia di colore verde-giallo, poco pruinosa. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso, con profumi floreali che evolvono in idrocarburi con l'invecchiamento, è intenso, fine, con buona acidità e alcolicità, ben strutturato e di buon corpo. Ben si adatta ai piatti di pesce, fritture, carni bianche, piatti della tradizione culinaria campana, mozzarella di bufala, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

domenica 30 settembre 2018

VITIGNO CASETTA O LAMBRUSCO A FOJA TONDA

Vitigno autoctono a bacca nera, anche conosciuto coi sinonimi di Lambrusco a foja tonda e Maranela, il Casetta è diffuso in Trentino, Vallagarina, nei comuni di Ala e Avio, in provincia di Trento, e in Veneto, nei comuni di Dolcè, Brentino Belluno e Rivoli, in provincia di Verona. Questo vitigno ha origini antichissime, molti lo associavano alla famiglia dei Lambruschi, ma recenti studi e analisi hanno stabilito che è falsa questa appartenenza, infatti è un vitigno a sè che in Vallagarina è in contrapposizione col vitigno Enantio o Lambrusco a foglia frastagliata. Quasi abbandonato agli inizi degli anni Sessanta, grazie alla meticolosità di qualche produttore, oggi viene coltivato e vinificato anche in purezza, entra, infatti, nella DOC Valdadige Terra dei Forti. Predilige terreni calcarei collinari e ben esposti alla ventilazione e al sole, ha una elevata vigoria, resistente al freddo invernale, meno alle gelate, il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, alato, l'acino è medio-grande, ellisoidale, con buccia sottile di colore blu nera. Vinificato in purezza da' al vino un colore rosso rubino intenso, al naso da' sensazioni fruttate di mora e prugna, al palato da' freschezza, tannicità ben controllata, alcolicità, morbidezza, ha una buona struttura e buon corpo. Viene abbinato, di regola, ai piatti tipici regionali, polenta, gnocchi, primi con funghi, carni bianche, grigliate, salumi e formaggi di media stagionatura, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

martedì 25 settembre 2018

VITIGNO POLLERA NERA

Il Pollera Nera, conosciuto anche col sinonimo di Corlaga, è un vitigno a bacca nera autoctono presente in Liguria fin dal 1800 nelle Cinque Terre e nei Colli di Luni, secondo le testimonianze dell'Acerbi (1825) e del Di Rovasenda (1877), oggi è più presente nella Lunigiana, in provincia  di Massa Carrara. Vinificato quasi sempre in uvaggio per la sua elevata produzione, apportando qualità agli altri vitigni e per la sua resistenza alle malattie, alcuni produttori stanno sperimentando la sua vinificazione in purezza con dei buoni risultati, grazie all'influenza del clima marino e alla protezione delle Alpi Apuane dai venti freddi, godendo così di un clima temperato, rientra nell'uvaggio della DOC Colli di Luni. Il grappolo è di dimensione medio-grande, cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, deformato dalla compattezza del grappolo, con buccia sottile, molto pruinosa, di colore grigio-violetto, il vino ha un colore rosso rubino scarico con profumi di frutta poco intensi e marcati, al palato si percepisce questa sua vinosità, semplicità di aromi e leggerezza di corpo, da bere certamente giovane. Indicato a tutto pasto, l'abbinamento ideale è con i minestroni, le carni bianche, le grigliate, salumi e formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 23 settembre 2018

VITIGNO BOSCHERA

Il Boschera è un vitigno a bacca bianca autoctono del Veneto, diffuso principalmente nei dintorni di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Conosciuto fin dal lontano 1600, evitata l'estinzione ad opera di alcuni produttori, iscritto dal 1992 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, vinificato quasi sempre in uvaggio con altri vitigni locali, quali il Glera e il Verdiso, questo vitigno entra nell'uvaggio del Colli di Conegliano DOCG e della sottozona Torchiato di Fregona Colli di Conegliano DOCG. Il nome potrebbe derivare dal fatto che veniva coltivato a ridosso dei boschi, qualche produttore, oggi, lo inizia a vinificare in purezza con dei buoni risultati, predilige terreni sciolti dal clima fresco e soleggiato, ha una elevata vigoria, il grappolo è di media grandezza, piramidale, alato, da mediamente compatto a compatto, l'acino è medio, di forma irregolare, con buccia spessa, consistente, con macchie marroni, poco pruinosa, di colore giallo-verde. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, al naso è fruttato, floreale con percezione di agrumi, pesca, mela verde, fiori bianchi, con una leggera sfumatura minerale, in bocca è fresco, sapido, equilibrato, di buon corpo, evidenziando tutte le percezioni nasali e chiudendo con un retrogusto ammandorlato. Ottimo come aperitivo, ideale per piatti di pesce, per piatti vegetariani, salumi e formaggi, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°.