martedì 18 settembre 2018

VITIGNO VUILLERMIN

Vitigno autoctono a bacca nera della Valle d'Aosta, quasi del tutto estinto, recuperato da alcuni produttori all'inizio degli anni 2000, oggi coltivato sulle rive della Dora Baltea, principalmente nei comuni di Chambave e Chatillon. Conosciuto anticamente col nome di Eperon o Spron, ormai non più in uso, il Vuillermin sembra geneticamente imparentato col vitigno Fumin e Mayolet, mentre recenti studi hanno evidenziato alcune caratteristiche comuni al vitigno Prie' Rouge e al Cornalin, tutti vitigni valdostani. In Valle d'Aosta la viticoltura cosidetta di "montagna" o "eroica" è caratterizzata da coltura a terrazzamenti che arrivano fino a 700 metri di altezza, mentre in alcune zone può arrivare anche a 1000 metri e più, le escursioni termiche la fanno da padrone con inverni siccitosi ed estati tiepide, con mattine fresche, pomeriggi caldi e assolati e notti fredde, specialmente nelle stagioni intermedie, che arricchiscono l'uva di profumi. Il grappolo è di grandezza medio-piccolo, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico con buccia consistente, pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso si sentono profumi fruttati e floreali di viola, rosa, frutta rossa, al palato è intenso, vinoso, tannico, buona acidità, di corpo e una buona struttura, adatto all'invecchiamento, l'abbinamento è con i piatti tipici regionali, polenta, primi piatti al sugo di carne, carni bianche, arrosti, salumi e formaggi semi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 12 settembre 2018

VITIGNO PIGNOLA O GROPPELLO DI BREGANZE O PIGNOLO SPANO

Il Pignola è un vitigno autoctono a bacca nera della Valtellina, in Lombardia, identico per DNA al vitigno Groppello di Breganze, diffuso in provincia di Vicenza e al vitigno Pignolo Spano, diffuso nel Nord Piemonte, province di Biella, Vercelli e Novara. Conosciuto fin dal Medioevo, deve il suo nome alla forma del grappolo, simile alla pigna, somiglianza comune per forma del grappolo al Pignolo friulano e al Pignoletto emiliano-romagnolo. Questo vitigno preferisce terreni pianeggianti-collinari, alluvionali, profondi e ricchi di scheletro, ha una buona produzione e resistenza alle malattie, il grappolo è di piccole dimensioni, compatto, cilindrico, alato, l'acino è di media grandezza, sferico, con buccia di media consistenza, pruinosa, di colore blu-nera. E' vinificato in assemblaggio con altri vitigni di zona, apportando colore e sapidità; vinificato in purezza il vino ha un colore rosso rubino carico, con note di frutti rossi, fiori secchi e spezie, al palato è fresco, sapido, tannico, mediamente corposo, armonico, la gradazione alcolica minima è 11°, ottima anche la sua vinificazione in bianco. Si abbina con primi piatti di sugo di carne, arrosti, grigliate, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

lunedì 10 settembre 2018

VITIGNO NERETTO DI BAIRO

Vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, diffuso nel Canavese, provincia di Torino, esattamente nei comuni di Bairo, San Giorgio e Valperga, ma anche nel Pinerolese, conosciuto semplicemente come Neretto, ma anche come Neret o Neretto di San Giorgio o Neret gros. Non abbiamo notizie storiche certe, sappiamo soltanto che il Neretto di Bairo è presente in questa zona da moltissimo tempo. E' un vitigno che ha grande vigoria e qualità nelle sue uve, ma scarsa produttività, resistente alle malattie, rispetto alla Barbera presenta meno acidità ed ha meno tenore alcolico. Il grappolo ha dimensioni medie, cilindrico-conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-grande, ellisoidale, con buccia pruinosa di colore blu tendente al nero. Vinificato di regola in uvaggio con l'Avarengo, detto anche Muster, rientra nella DOC Canavese e nella DOC Pinerolese; in purezza il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, sapido, fresco, poco alcolico, di corpo, da bere ancora giovane e a tutto pasto, il suo valore alcolico minimo è 10°. Si abbina a primi piatti poco strutturati, minestre in brodo, bagna cauda( tipico piatto piemontese), polenta, bolliti, salumi e formaggi semi-duri, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 8 settembre 2018

VITIGNO CASAVECCHIA

Il Casavecchia è un vitigno autoctono a bacca nera della Campania, diffuso in una piccola zona a nord di Caserta comprendendo i comuni di Pontelatone, Formicola, Caiazzo, Castel di Sasso e Liberi, non abbiamo notizie storiche certe fino alla metà dell'Ottocento. Plinio il Vecchio nel suo trattato Historia Naturalis cita un certo vino Trebulanum proveniente da questa zona, potrebbe essere l'odierno Casavecchia, ma per ora sono solo ipotesi. Secondo una leggenda contadina, il nome di questo vitigno deriverebbe dal suo ritrovamento in un vecchio rudere, denominato in dialetto " a casa vecchia", dal contadino Scirocco Prisco, che ne inizio la coltivazione. Gli impianti di questo vitigno sono su terreni di origine vulcanica, la sua produzione è scarsa, per questo quasi abbandonato, oggi è stato valorizzato con buoni risultati, vinificato in purezza o con piccole quantità di altri vitigni da' origine alla DOC Casavecchia di Pontelatone. Il grappolo ha una grandezza media, cilindrico, compatto, spesso alato, l'acino è piccolo, tondo, con buccia pruinosa, puntinata, di colore blu-nera, il vino ha un colore rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l'invecchiamento, al naso è fruttato, floreale, speziato con note di frutti di bosco, ciliege, amarene, rosa, viola, tostato, chiodi di garofano, al palato è sapido, secco, tannico al punto giusto, intenso, persistente, morbido, di corpo. Questo vino si abbina a primi piatti strutturati, di ragù di carne, secondi con grigliate, agnello, capretto, salumi e formaggi stagionati, la temperatuta di servizio consigliata è 18°-20°.

martedì 4 settembre 2018

VITIGNO UVALINO

Chiamato anche Lambrusca o Lambruschino nel Roero, da non confondere con la Lambrusca di Alessandria o con altri Lambruschi, l'Uvalino è un vitigno a bacca rossa diffuso nell'Astigiano e nell'Alessandrino, in Piemonte, con maggiore localizzazione nel comune di Costigliole d'Asti. E' un vitigno molto rustico, già conosciuto e utilizzato nel Settecento come vino per le grandi occasioni, è conosciuto come il "re del resveratrolo", unico vino al mondo con la maggiore concentrazione di questa molecola nella buccia dell'acino, antitumorale, antiossidante e fluidificatore del sangue. Utilizzato spesso in uvaggio con altri vitigni per dare maggiore struttura e colore ai vini più deboli, oggi la vinificazione in purezza sta prendendo piede, utilizzando le sue uve con un piccolo appassimento, viene, infatti, vinificato sia in versione secco che in versione passito. L'Uvalino è un vitigno con una produzione medio-alta, poco suscettibile alle malattie e alle avversità atmosferiche, meno all'acinellatura, il grappolo è di grandezza media, cilindrico, con una o due ali, l'acino è piccolo, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso porpora intenso con tonalità granate che variano a secondo delle annate e periodo di maturazione, il profumo è di frutta matura e spazie, al palato è caldo, ampio, intenso, sapido e ben equilibrato, tannini ben marcati che si affievoliscono con la maturazione. L'abbinamento ideale di questo vino è con primi piatti ben strutturati, con arrosti, selvaggina, grigliate, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°.

giovedì 30 agosto 2018

VITIGNO GIACCHE'

Vitigno autoctono a bacca nera, diffuso nel Lazio, zona di Cerveteri, sporadicamente anche in Toscana, il Giacchè era conosciuto e bevuto fin dal VIII sec. a.C. dagli Etruschi, citato già da Virgilio nell'Eneide e da Plinio, era ed è chiamato anche il Vino degli Etruschi, da recenti studi sul suo DNA, è stato stabilito che il Giacchè è un clone del Lambrusco Maestri. Quasi del tutto scomparso dovuto alla sua bassissima resa e quel poco utilizzato per dare più colorazione ad altri vitigni per la sua abbondanza di antociani, da qualche decennio, grazie all'oculatezza di un imprenditore, questo vitigno è stato riscoperto e ripiantato. Coltivato su terreni argillosi-calcarei e vulcanici, ricchi di mineralità, danno un apporto di acidità e alcolicità al vino, adatto anche all'invecchiamento, viene, infatti, vinificato in purezza sia nella versione secco che nella versione passito. Il grappolo è di grandezza media, piramidale-conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa di colore blu-nera, il vino ha un colore rosso rubino molto intenso, dove la frutta rossa la fa' da padrone, in bocca l'acidità e l'alcolicità sono ben marcati, seguiti da una morbidezza e sapidità che ne danno una buona  struttura, il valore alcolico minimo è 11°. Adatto come abbinamento a primi piatti ben strutturati, ad arrosti, selvaggina, cacciagione, grigliate, è indicato per salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°, nella versione passito l'abbinamento ideale è con torte anche di frutta e pasticceria.

giovedì 23 agosto 2018

VITIGNO AGLIANICONE

L'Aglianicone è un vitigno a bacca nera autoctono, conosciuto fin dall'epoca dei Greci, che lo introdussero in Italia durante la loro dominazione risalente al VIII sec. a.C., è diffuso in Basilicata, in Campania, nel Cilentano, provincia di Salerno e sporadicamente anche in Puglia. Il suo nome lo ritroviamo per la prima volta nel 1825 ad opera dell'Acerbi, sulla sua connotazione vi è da secoli una disputa, chi lo vuole appartenente alla famiglia degli Aglianici, chi lo vuole come progenitore dell'Aglianico ( il biotipo del Cilento sarebbe quello più idoneo), solo nel 2004 gli studiosi Calò e Costacurta indicarono una probabile identità di questo vitigno col vitigno Ciliegiolo toscano e una parentela anche col vitigno Montepulciano. L'Aglianicone è un vitigno vigoroso, il grappolo è di grandezza media, cilindrico o conico, alato, compatto, l'acino è  medio, sferico, con buccia spessa, consistente, pruinosa e di colore blu-nera. Utilizzato quasi sempre in uvaggio, da un po' di tempo viene vinificato in purezza con ottimi risultati, visto anche la sua predisposizione all'invecchiamento, il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, che con l'invecchiamento si avvicinano al granato, al naso le more, il ribes, le fragoline di bosco fanno da eco allo speziato, pepe nero, tabacco, chiodi di garofano, al palato l'eleganza della sua acidità, alcolicità e il vellutato dei tannini fanno da corollario alla sua corposità e struttura, il grado alcolico minimo è 11°. Indicato per i piatti della tradizione regionale, è adatto ai primi piatti di sugo, grigliate, arrosti, carni al sugo, formaggi stagionati, salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.