martedì 15 dicembre 2015

VITIGNO BARBERA BIANCA

Molto simile nella forma del grappolo e dell'acino alla più conosciuta e coltivata Barbera a bacca nera, ma totalmente diverse ampelograficamente, la Barbera Bianca è un vitigno autoctono a bacca bianca del Piemonte, precisamente limitata alla zona di Alessandria, ormai quasi abbandonato. Le prime notizie storiche le ritroviamo verso la metà del 1800 grazie alle citazioni dell'Acerbi e del Di Rovasenda, che collocano la sua produzione nella zona di Valenza, del Tortonese e dell'Oltrepò Pavese, in queste zone è conosciuto con vari sinonimi come Martinella, Bertolino, Lardera bianca o delle Langhe. Questo vitigno predilige terreni collinari calcarei-argillosi, ha una particolare resistenza alle gelate e alle principali malattie, soffre l'oidio e il marciume, ha una vigoria e una produzione abbondante, il grappolo è medio, cilindrico-conico, compatto, l'acino è medio, a forma di ellisse, con buccia pruinosa, consistente e spessa dal colore giallo verdastro tendente al giallo dorato per quelli esposti al sole. Il suo utilizzo è prettamente in vinificazione con altri vitigni della zona, quali Cortese, Timorasso, Favorita, il vino ha un colore giallo paglierino più o meno intenso, fruttato, dal gusto sapido, fresco, poco alcolico, equilibrato, di medio corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, è un vino da tutto pasto, adatto con carni bianche e piatti di pesce, va servito ad una temperatura di 10°-12°.

venerdì 4 dicembre 2015

VITIGNO TORBATO

Non abbiamo notizie certe di questo vitigno, sappiamo che è un vitigno molto antico, appartenente alla famiglia delle Malvasie, proveniente dalla zona del Mar Egeo e introdotto in Spagna dai navigatori Fenici. Le prime notizie certe le abbiamo solo nel 1300, quando Pietro IV d'Aragona occupò la Sardegna, introducendo il vitigno Torbato, a bacca bianca, conosciuto anche come Vitis iberica,Turbat iberica o Uva catalana, sull'isola nella zona di Alghero. La sua coltivazione oggi limitata a piccole zone del Portogallo, alla regione meridionale francese della Cotes du Roussillon, dove viene chiamato Malvoise de Roussillon e in Spagna col la varietà Turbat, è in Sardegna che ha trovato l'habitat ideale, rivelando tutto il suo potenziale, tanto da poterlo definire, ormai, autoctono. Questo vitigno predilige terreni argillosi-calcarei, ricchi di ferro, dal clima caldo e asciutto, è poco resistente alle malattie, ha una produttività incostante, l'allevamento, oltre ad alberello, ultimamente è anche a tendone. Il grappolo ha una forma media, cilindrico o conico, poco compatto, l'acino è medio-piccolo, tondo con buccia spessa di colore giallo dorato, la produzione prevista oltre al secco è la tipologia spumante e nelle annate migliori anche la tipologia passito, l'uva viene vinificato di regola in purezza ed ha un colore giallo paglierino, al naso è intenso, fruttato, floreale con note di pesca, cedro, mandorla, al palato è persistente, morbido, sapido, fresco, pieno, di buona struttura con un finale leggermente ammandorlato, la sua gradazione alcolica minima è 11°, ma può raggiungere i 16°-18° nella tipologia passito, ottimo come aperitivo specialmente nella versione spumante, si accompagna bene a tutti i piatti di pesce, sia primi che secondi, crostacei, molluschi, formaggi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 26 novembre 2015

VITIGNO AVARENGO

Raro vitigno autoctono a bacca rossa del Piemonte,  originario della zona di Pinerolo, in provincia di Torino, citato già da Incisa e successivamente dal Di Rovasenda in una pubblicazione del 1877, l'Avarengo deve il suo nome all'avarizia di produttività, un tempo l'uva era consumata a tavola e utilizzata anche per cure diuretiche, oggi viene utilizzata in assemblaggio per la DOC Pinerolese. La coltivazione dell'Avarengo è su terreni collinari calcarei-argillosi, non teme le gelate primaverili,ma sensibile alla peronospora  e oidio, è soggetto a colatura, il grappolo è medio-grande, conico o piramidale, di regola presenta due o tre ali, compatto, l'acino è medio, tondo con buccia resistente di colore blu-nero ricoperto di pruina, ha una bassa produttività e precoce maturazione. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, il vino ha un colore rosso rubino poco intenso con profumi fruttati e mandorle, sapido, fresco, poco alcolico, media struttura, la gradazione alcolica minima è 10,5°, vino da tutto pasto, viene abbinato a primi piatti, minestre, frittate, salumi, formaggi, secondi non molto strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 12 novembre 2015

VITIGNO FORASTERA

Non abbiamo notizie certe del vitigno Forastera, sappiamo soltanto che la sua prima comparsa è avvenuta verso la metà dell'ottocento ad opera della fillossera, vista la sua resistenza a questa epidemia, in tutta la Campania con maggiore diffusione sull'isola di Ischia e Procida, la cui provenienza, "da fuori", quindi "forestiero", ha dato il nome al vitigno a bacca bianca ormai considerato autoctono e presente con piccole produzione anche in Sardegna e Lazio. Questo vitigno ha una particolare predisposizione per i terreni di origine vulcanica, ricchi di minerali, ha una produttività buona ma irregolare, la maturazione avviene nella seconda metà di settembre, ha un grappolo medio, cilindrico o piramidale, a volte alato, spargolo, l'acino è medio, ovale,con buccia pruinosa e sottile di colore giallo con sfumature verdi, viene assemblato quasi sempre col vitigno Biancolella, dando vita alle varie DOC e IGT regionali. Le uve, vinificate molto meno in purezza, danno un vino, a volte un po frizzante, dal colore giallo paglierino con profumi di agrumi e fiori bianchi, fresco, sapido,ben equilibrato, di corpo, ottimo come aperitivo, abbinabile a crostacei, cozze, zuppe, piatti di pesce in genere, ha una gradazione minima di 11°, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 5 novembre 2015

VITIGNO COLORINO

Il Colorino è un vitigno a bacca nera autoctono della Toscana, secondo il De Astis, presente in maniera sporadica anche nelle Marche, Umbria e Lazio, deriverebbe dalla selezione di viti selvatiche della zona del Valdarno, da cui Colorino del Valdarno, riconoscibile per le sfumature rossastre delle foglie e dei tralci, è conosciuto in alcune zone della Toscana anche col sinonimo di Lambrusco, considerata la derivazione. La colorazione della buccia dell'acino da' il nome al vitigno che per molti decenni è stato adoperato come sostenitore del Sangiovese, anche con l'appassimento delle uve, per dare maggiore colorazione al Chianti, oggi viene utilizzato molto meno a favore di vitigni alloctoni come il Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, anche se alcuni produttori, grazie ad una attenta selezione, lo vinificano in purezza, ottenendo dei buoni risultati. Il Colorino predilige terreni collinari calcari-argillosi, ben soleggiati e arieggiati, ha una buona vigoria, poca produzione ma costante, è molto sensibile all'oidio, meno ai parassiti, il grappolo è medio-piccolo, conico, con una o due ali, da poco compatto a compatto, l'acino è medio-piccolo, tondo, con buccia pruinosa, spessa, di colore nero-violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con note fruttate ed erbacee di mela, mammola, frutti di bosco e tiglio, in bocca è morbido, sapido, alcolico, poco acido, di corpo, la gradazione media alcolica è 12,5°, è un vino da tutto pasto, molto indicato per carni rosse, salumi, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°.

mercoledì 14 ottobre 2015

VITIGNO PETITE ARVINE

 foto:mondovino
La Valle d'Aosta e il cantone svizzero del Vallese si contendono l'origine del vitigno a bacca bianca Petite Arvine, diffuso in queste zone, anche se alcuni studiosi avanzano l'ipotesi che sia originario della zona dello Chablis francese, tuttavia recenti studi hanno accertato che deriverebbe dall'antico vitigno autoctono valdostano Priè Blanc e quindi autoctono anch'esso. La sua coltivazione, in Valle d'Aosta su terreni ripidi e impervi, ricchi di ferro e calcio, può raggiungere l'altitudine di 900 metri, ha una predisposizione per climi rigidi d'inverno e freschi d'estate, tanto da meritarsi l'appellativo di " vite dei ghiacciai ", resistente a malattie e parassiti. La pianta ha un grappolo medio, piramidale, compatto, spesso con due ali, l'acino è piccolo, da qui il nome del vitigno, tondo, con buccia sottile, pruinosa dal colore verde-giallo, ha una produzione buona e regolare, la maturazione è tardiva, la vinificazione è per vini secchi, predisposti all'invecchiamento e grazie a vendemmie tardive vengono prodotti anche passiti. Il vino ha un colore giallo paglierino tendente all'intenso, al naso è fine, fruttato, floreale con note di violetta, frutta tropicale, al palato è sapido, morbido con buona acidità, armonico, persistente, di corpo, la gradazione minima prevista è 11°, nelle vendemmie tardive è 14°, si abbina ad antipasti, molluschi, crostacei, piatti a base di pesce, carni bianche, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 8°-12°.

martedì 6 ottobre 2015

VITIGNO DOUX d'HENRY

Vitigno autoctono a bacca rossa del Piemonte, diffuso esclusivamente nel Pinerolese, valli Chisone e Germanasca, il nome, secondo la leggenda, deriva dal re di Francia Enrico IV che, essendo in Piemonte per la firma di un trattato con il re Carlo Emanuele I di Savoia, assaggiò questo vino restandone talmente entusiasta per la sua dolcezza a tal punto che i produttori locali diedero il nome al vino e al vitigno di " Dolce d'Enrico ". Il Doux d'Henry è un vitigno rustico coltivato a terrazzamenti nella zona pedemontana del Pinerolese per la ripidità dei pendii, è soggetto ad acinellatura e colatura avendo fiori maschiosterili che non garantiscono la giusta impollinazione, per questo molto spesso lo si trova coltivato insieme ad altri vitigni impollinatori, la produzione è spesso irregolare, il grappolo è medio-grande, conico o piramidale, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio-grosso, tondo con buccia resistente di colore blu-nero. Un tempo l'uva veniva utilizzata a tavola, oggi viene vinificata quasi sempre in assemblaggio, anche se non manca un principio di vinificazione in purezza, il vino ha un colore rosato più o meno intenso dal profumo fruttato e sapore fresco, morbido, mediamente alcolico, spesso abboccato, armonioso, la gradazione minima è 11°, si abbina ad antipasti di pesce, primi piatti poco strutturati e leggeri, carni bianche, pasticceria secca, va servito ad una temperatura di 12°-16°.

martedì 29 settembre 2015

VITIGNO ANCELLOTTA O LANCELLOTTA

Non abbiamo notizie certe del vitigno Ancellotta o Lancellotta, le prime citazioni risalgono al 1400 ad opera della famiglia modenese Lancillotti, da cui prende il nome, che ne curò la coltivazione, è un vitigno autoctono a bacca rossa dell'Emilia Romagna, diffuso principalmente nelle province di Reggio Emilia e Modena, oggi lo ritroviamo, in piccole produzioni in Trentino, Puglia, Sardegna, Toscana e Oltrepò Pavese. Questo vitigno, appartenente alla famiglia dei Lambruschi, predilige terreni collinari argillosi di medio impasto, è molto vigoroso e sensibile alle principali malattie, pronospora, oidio, botrite e alle gelate, mentre ha una buona resistenza alla siccità e al vento, il grappolo è medio, cilindrico, spesso alato e spargolo, l'acino è piccolo, tondo con buccia pruinosa, spessa e consistente di colore blu scuro. La vinificazione è quasi sempre in assemblaggio, apportando ai vini colore e zuccheri, è presente in varie DOC e IGT regionali, è scarsamente utilizzato in purezza, dove da' un vino dal colore rosso rubino intenso dal profumo fruttato e vinoso, poco acido, media alcolicità, morbido, viene utilizzato spesso per mosti concentrati e miscele, la gradazione minima è 11,5°, si abbina ad antipasti, primi piatti poco strutturati, risotti, salumi,formaggi poco maturi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 24 settembre 2015

VITIGNO MAGLIOCCO

 magliocco dolce
 magliocco canino
Su questo vitigno vi è un po' di confusione, cerchiamo di fare chiarezza. Il Magliocco, detto anche Magliocco dolce o tondo, è un vitigno a bacca nera autoctono della Calabria, diffuso su tutto il territorio, principalmente nelle province di Cosenza, Catanzaro, Crotone e confuso spesso col vitigno Gaglioppo, col quale non ha nulla in comune, essendo due varietà ben distinte e con caratteristiche organolettiche diverse. Secondo la zona di produzione questo vitigno assume sinonimi vari, come Lacrima Nera, Greco Nero, Guarnaccia, Arvino, Mantonico nero etc., esiste anche la varietà Magliocco canino, che non è altro una degenerazione del Magliocco dolce e nella zona di Scilla è conosciuto col sinonimo di Nocera. E' un vitigno antico e solo agli inizi del 1600 abbiamo le prime citazioni, il nome potrebbe derivare dalla forma del grappolo piccolo " a pugno " o " maglio ", un tempo quasi abbandonato a favore del Gaglioppo, da un po' di anni è stato rivalutato e viene vinificato sempre più in purezza, preferisce terreni collinari asciutti dal clima caldo, ha poca sensibilità alle malattie, il grappolo è piccolo-medio, conico, quasi compatto spesso con due ali ben pronunciate, l'acino è medio con buccia spessa e pruinosa dal colore blu-nero. Il Magliocco è presente in varie DOC e IGT regionali, il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi di frutta rossa matura e secca con note speziate, ha una buona alcolicità, è morbido, bassa acidità, armonico, molto adatto all'invecchiamento, la gradazione minima è 12°, vino da tutto pasto con particolare propensione per i piatti regionali gustosi e strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 10 settembre 2015

VITIGNO PIGATO

Vitigno a bacca bianca della Liguria, precisamente della Riviera di Ponente, provincia di Savona e Imperia, introdotto, molto probabilmente, dalla Tessaglia, regione della Grecia, dai navigatori genovesi nel XVI sec.. Il nome Pigato potrebbe derivare dall'espressione dialettale "Pigau", che significa "macchiato", in quanto gli acini maturi sono punteggiati da macchioline color ruggine, oppure dal termine "Picatum", che era un vino aromatizzato della Liguria conosciuto già all'epoca dei Romani. E' un vitigno molto simile al Vermentino, col quale è stato spesso confuso, e al Favorita piemontese, infatti recenti studi hanno dimostrato una origine comune tra di essi, la sua peculiarità è quella di essersi adattato molto bene in questo territorio collinare molto vicino al mare e grazie alle escursioni termiche e all'influenza marina vengono prodotti ottimi vini, le tipologie previste sono "secco, spumante e passito". I terreni collinari e soleggiati sono i preferiti del vitigno Pigato, il grappolo è medio-grande, cilindrico o piramidale, poco compatto, l'acino è medio-grande, tondo con buccia pruinosa di color giallo, puntinata alla maturazione, il vino, secondo la tipologia, varia da un colore giallo paglierino con riflessi verdolini ad un giallo dorato, dal profumo fruttato, floreale con note di albicocca e pesca, gusto fine, fresco, sapido, morbido, finale ammandorlato, buona struttura, la gradazione varia da 10,5° a 14° nel passito. L'abbinamento con la cucina ligure è ideale, ma anche con antipasti, verdure, pesce, crostacei, formaggi poco stagionati, ottimo come aperitivo, la temperatura di servizio varia da 12° a 16°.

giovedì 3 settembre 2015

VITIGNO CORINTO NERO

Vitigno a bacca nera delle Isole Eolie, in Sicilia, di origine certamente greca, introdotto dai coloni greci nel VI sec.a.C. dalla città di Corinto o dalla città di Naxos, già citato da Plinio il Vecchio come "Uva Marina Nera" e dal Molon nel 1906 come "Passerina nera", diffuso, ormai, in molte regioni mediterranee, principalmente in Grecia e Turchia, in Francia è conosciuto come "Marine noir". Esistono al mondo altre due varietà, quasi in via di estinzione, che si differenziano dal colore degli acini, il "Corinto bianco" e il "Corinto rosa", in passato il Corinto nero veniva utilizzato per la produzione di uva passa, la coltivazione viene effettuato su terreni vulcanici ad un'altitudine di 400 metri, l'allevamento è a controspalliera e grazie a questi terreni ha una certa resistenza alle malattie e agli agenti atmosferici. Il vitigno ha una produzione scarsa, il grappolo è medio, conico, alato con una o due ali, spargolo, l'acino è piccolo, tondo con buccia resistente e pruinosa di colore rosso violetto, l'uva viene utilizzata per un 5% esclusivamente nella produzione della DOC Malvasia delle Lipari, se vinificato in purezza dà un vino dal colore rosso rubino al cerasuolo, è fruttato e speziato con note di pepe nero e prugna, è fresco, tannico, fine, persistente, di corpo, la gradazione minima è 11°, si abbina a primi piatti strutturati e carni rosse, va servito ad una temperatura di 16°-18°.

lunedì 31 agosto 2015

VITIGNO MALVASIA (famiglia)

La Malvasia rappresenta una famiglia di vitigni a bacca bianca o rossa più diffusa su tutto il territorio nazionale dal sapore neutro o aromatico, molto diversi tra di loro dal punto di vista ampelografico, infatti oggi risultano ben 16 vitigni iscritti nel registro nazionale tra cui uno a bacca rosa, pertanto analizzerò quelli più diffusi e importanti. E' un vitigno di origine greca, deve il suo nome alla cittadina del Peloponneso Monemvasia o Monembasia (che letteralmente significa "porto che ha una sola entrata", dovuto al fatto che la roccaforte era collegata alla terraferma da un'unica via),da cui Malvasia, dove si produceva un vino dolce e liquoroso. La Repubblica di Venezia si insediò nel XIII sec. in questa cittadina, incrementando i suoi traffici e la diffusione del vino e di questo vitigno in tutto il bacino mediterraneo, infatti i primi insediamenti, grazie a loro, furono impiantati sull'isola di Creta, anche se da alcune testimonianze già nel I°sec. d.c. Diodoro Siculo parlava di un eccellente vitigno introdotto dai Greci sulle isole Lipari. Nel 1570 i Turchi conquistarono l'isola di Creta e i Veneziani furono costretti a estendere la coltivazione di questo vitigno in altre zone del Mediterraneo, tra cui l'Italia, infatti tra il 1600 e il 1700 la Malvasia divenne il vino più importante d'Europa e a Venezia molte osterie vennero chiamate "Malvase" dove si mesceva e si consumava questo vino. Col passare del tempo, visto il successo di questo vino, molte uve e vitigni vennero chiamati Malvasia per facilitarne il commercio, contribuendo così ad avere una varietà di vitigni Malvasia, diversi tra di loro morfologicamente ed ampelograficamente a bacca bianca o rossa, che spesso prendono il nome dal luogo di produzione. Tra le Malvasie aromatiche a bacca bianca ricordiamo:Malvasia di Candia aromatica, Malvasia di Sardegna ( lievemente aromatica detta anche di Cagliari o di Bosa), Malvasia  bianca di Basilicata, Malvasia di Lipari, tra quelle aromatiche a bacca nera ricordiamo: Malvasia di Schierano (lievemente aromatica), Malvasia di Casorso, la Malvasia rosa è lievemente aromatica. Le Malvasie neutre a bacca bianca sono: Malvasia bianca, Malvasia bianca di Candia, Malvasia del Lazio o Malvasia puntinata, Malvasia bianca lunga o del Chianti o Toscana, Malvasia Istriana, quelle neutre a bacca nera sono: Malvasia nera, Malvasia nera di Brindisi, Malvasia nera di Lecce. Qui di seguito i vari vitigni.




VITIGNO MALVASIA DI CANDIA AROMATICA
E' un vitigno a bacca bianca che si adatta a terreni collinari ben esposti e con poca siccità, da' delle buone produzioni, viene coltivato principalmente in Emilia nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia con una piccola presenza anche in Lombardia nell'Oltrepò Pavese. Ha un grappolo grosso, allungato, spesso alato, da spargolo a compatto, l'acino è medio, sferico con buccia spessa dal colore giallo dorato e la polpa dal gradevole sapore di moscato. Le sue uve danno un vino dal colore che varia dal giallo paglierino al giallo dorato chiaro, il profumo è fruttato, floreale, aromatico con note di moscato, pesca, albicocca, acacia, in bocca è fresco, sapido, amabile, di medio corpo, per le sue caratteristiche rientra nell'uvaggio di varie DOC e IGT apportando ai vini aromaticità e dolcezza, la sua gradazione alcolica varia dai 10,5° ai 16° dei passiti. Questi vini, dai secchi, ai frizzanti, agli spumanti, ai passiti, sono adatti a qualsiasi abbinamento, chiaramente secondo la tipologia, dagli aperitivi, alle minestre, ai primi di pesce, agli antipasti, ai formaggi, agli affettati, al dessert, la temperatura di servizio varia anch'essa con la tipologia del vino dagli 8° ai 14°.

VITIGNO MALVASIA BIANCA DI CANDIA
Questo vitigno differisce dal precedente perchè le sue bacche non sono aromatiche ed è senza dubbio la varietà più coltivata e diffusa, infatti la ritroviamo soprattutto nel Lazio, nell'area dei Castelli Romani, con minore diffusione in Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia e anche in Campania, dove è conosciuta come Uva Cerreto. Predilige terreni collinari ben esposti, argillosi o calcarei, dal clima caldo, è molto sensibile all'oidio, ha buone produzioni e ottima vigoria. Le sue uve vengono di regola vinificate in assemblaggio, infatti rientra nelle DOC e IGT di varie regioni, concorre all'uvaggio del "Cannellino di Frascati DOCG" e del "Frascati Superiore DOCG", se vinificato in purezza dà un vino dal colore giallo paglierino carico, fruttato, floreale, di buona sapidità con una leggera vena amarognola, ha una gradazione alcolica minima di 11°e può essere abbinato ad antipasti, piatti di pesce e molti piatti della tradizione locale, va servito ad una temperatura di 12°-14°.

VITIGNO MALVASIA BIANCA
Questo è un vitigno di Malvasia non aromatico presente principalmente in Sicilia, ma anche in Calabria, Puglia e Campania, è utilizzato soprattutto in assemblaggio con altre varietà locali, non ha particolari esigenze di terreno e di clima, dimostrando buona resistenza alle principali malattie e avversità climatiche. Il grappolo è grosso, allungato, quasi compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferico con buccia spessa dal colore giallo, concorre alla composizione di vini DOC e IGT nelle varie regioni. Se vinificato in purezza, dà un vino dal colore giallo paglierino dal profumo fruttato e floreale con note di albicocca, pesca, mandorla, buona acidità e sapidità, media alcolicità e medio corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, si abbina ad antipasti, piatti di pesce e primi piatti poco strutturati, buono come aperitivo, va servito ad una temperatura di 12°-16°.

VITIGNO MALVASIA BIANCA DI BASILICATA                                                     
Questo vitigno a bacca bianca aromatico, come si evince dal nome, è  strettamente legato alla Basilicata, dove concorre alle DOC e IGT locali, infatti viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali, apportando agli stessi una buona acidità e aromaticità. Non ha particolari esigenze di terreno e di clima, ha una produzione abbastanza elevata, il grappolo è medio, cilindrico, spesso alato, spargolo, l'acino è piccolo, tondo con buccia che assume tonalità dal verde,al giallo e perfino al rosa. Se vinificato in purezza, dà un vino dal colore giallo paglierino, fruttato,floreale, aromatico, sapido, fresco, morbido, spesso amabile, può essere vinificato anche nella versione spumante, la gradazione minima è 11°, si abbina ad antipasti e piatti a base di pesce, ottimo come aperitivo, va servito ad una temperatura di 12° 16°.

VITIGNO MALVASIA BIANCA LUNGA o MALVASIA DEL CHIANTI
Questo vitigno a bacca bianca non aromatico è conosciuto anche come Malvasia del Chianti o Malvasia Toscana, diffusa principalmente in Toscana, ma anche nel Lazio, Marche, Umbria, Campania, Abruzzo, Molise, Puglia e nel Veneto dove concorre alla produzione della DOC Bianco di Custoza. In Toscana concorre alla produzione della "DOCG Chianti", secondo l'antica ricetta del barone Bettino Ricasoli del 1870 insieme al Sangiovese, Trebbiano toscano e Canaiolo, del "Carmignano DOCG" e del Vin Santo, nelle altre regioni fa parte dell'uvaggio di vini DOC e IGT. Questo vitigno predilige terreni collinari, non troppo freschi con clima caldo temperato, dove riesce ad assicurare produzioni abbondanti e regolari, il grappolo è grande, allungato, piramidale, con due ali, compatto, l'acino è medio, sferico con buccia pruinosa dal colore giallo dorato. Spesso viene vinificato col Trebbiano toscano o con altre varietà locali nelle tipologie, secco, frizzante, spumante, passito, se vinificato in purezza dà un vino dal colore giallo paglierino, fruttato, floreale, morbido, sapido, buona alcolicità e di buon corpo, ha una gradazione alcolica che varia, secondo la tipologia, dagli 11° ai 16° e può essere abbinato a svariati piatti, dagli antipasti, al pesce, ai crostacei, ai formaggi, salumi, al dessert, ottimo come aperitivo, la temperatura di servizio varia, secondo la tipologia, dai 10° ai 16°.

VITIGNO MALVASIA DEL LAZIO o PUNTINATA
Questo vitigno a bacca bianca non aromatico, diffuso nel Lazio, nei Castelli Romani, principalmente nei dintorni di Marino, è conosciuto anche col nome di Malvasia Puntinata, in quanto sulle bacche di colore dorato sono presenti dei puntini di colore marrone, un tempo quasi abbandonato a favore della Malvasia di Candia, oggi i viticoltori laziali lo stanno riscoprendo grazie alle sue eccellenti qualità e alle nuove tecnologie. E' un vitigno che predilige terreni collinari ben esposti, è sensibile alle malattie e alla colatura che determina la presenza di grappoli spargoli con conseguente  riduzione di produzione, il grappolo è medio, conico o piramidale, alato, compatto o poco spargolo, l'acino è medio, tondo con buccia spessa, pruinosa di colore giallo, puntinata di marrone. E' presente nell'uvaggio del "Cannellino di Frascati DOCG" e nel "Frascati Superiore DOCG", oltre alle DOC e IGT regionali, le sue uve danno un vino dal colore giallo dorato con note fruttate di albicocca, buona sapidità e freschezza, di corpo, lo troviamo nella tipologia amabile, secco, spumante e passito, ha una gradazione che varia dagli 11° ai 14°, si abbina, secondo la tipologia, ad antipasti, frutti di mare, piatti a base di pesce, formaggi, dessert, pasticceria secca, va servito ad una temperatura che va dai 10° ai 14°, prestando attenzione alla tipologia del vino.

VITIGNO MALVASIA DI LIPARI
E' il vitigno aromatico a bacca bianca delle Isole Eolie o Lipari, in Sicilia, provincia di Messina, introdotto, molto probabilmente, nel VI sec. a.C. dai coloni greci, è coltivato su terreni vulcanici ed ha una scarsa resistenza alle malattie e alle condizioni atmosferiche, assicurando scarse e irregolari produzioni, tanto da indurre i viticoltori al quasi abbandono, solo la solerzia di alcuni ha riportato questo vitigno in auge, tanto da meritarsi l'appellativo del " vino dei vulcani "  da Guy de Maupassant e una collocazione tra i migliori vini di Sicilia. Questa varietà ha il grappolo medio, cilindrico, spesso spargolo, l'acino è piccolo, sferico con buccia sottile, pruinosa, dal colore giallo dorato e polpa dolce e aromatica, il disciplinare prevede per questo vino la versione "secco", "passito o dolce naturale"(la più rinomata) e "liquoroso". Le sue uve, vinificate dopo l'appassimento, danno un vino dal colore giallo dorato dal profumo fruttato e intenso di albicocca, miele, pesca, al palato è morbido, caldo, aromatico, persistente, armonico e ben strutturato, la gradazione alcolica varia dagli 11,5° nella versione "secco" ai 18° del "passito" ai 20° nella versione "liquoroso". E' un vino da dessert, da meditazione e da aperitivo che si abbina alla pasticceria secca, cioccolato, formaggi erborinati e stagionati, ma anche con primi e secondi piatti della cucina mediterranea, la temperatura di servizio varia da 8° a 14°.

VITIGNO MALVASIA ISTRIANA

E' un vitigno a bacca bianca non aromatico diffuso nel Friuli Venezia Giulia con una piccola presenza anche in Veneto, preferisce terreni collinari o pianeggianti, purchè compatti e con buona esposizione, abbastanza tollerante alle malattie, assicura produzioni abbondanti, entra in varie DOC e IGT locali. Il grappolo è medio-grande, cilindrico o conico, alato, leggermente spargolo, l'acino è medio, tondo con buccia pruinosa di colore giallo dorato, le sue uve danno un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdignoli, fruttato, leggermente aromatico,poco alcolico da renderlo beverino. La gradazione alcolica minima è 11° ed è da abbinare a frutti di mare, piatti di pesce, risotti, carni bianche, formaggi poco maturi, va servito ad una temperatura di 12°-16°.

VITIGNO MALVASIA DI SARDEGNA
Vitigno aromatico a bacca bianca diffuso in Sardegna, precisamente nella zona di Cagliari e nella zona di Bosa, dove danno due vini totalmente diversi dal punto di vista organolettico, dovuto al differente terroir, e di vinificazione, tutto a favore del secondo. E' un vitigno che si adatta ai terreni calcarei con buona presenza di silicio e dal clima caldo arido, assicura una produzione regolare, il grappolo è medio, cilindrico o conico, alato,mediamente spargolo, l'acino è medio con buccia sottile e consistente di colore giallo dorato. Vinificato in purezza, dà origine alle due Doc "Malvasia di Cagliari" e "Malvasia di Bosa", il vino, quello di Bosa, ha un colore giallo dorato carico, dal profumo intenso di frutta matura, mandorle tostate, miele, persistente, alcolico, equilibrato e armonico, la gradazione alcolica varia dai 14,5° nella versione "secco" ai 15° nel "passito" ai18° nel "liquoroso", il vino della Malvasia di Cagliari ha un colore giallo dorato scarico dai profumi fruttati e floreali meno pronunciati, buona acidità ed equilibrio, la gradazione alcolica varia dai 14°del "secco" ai 14,5° del "passito" ai 17° del liquoroso. Sono vini da abbinare a formaggi stagionati, pasticceria secca, dessert, ottimi da bere a fine pasto, consigliata la temperatura di servizio 10°-14°.

VITIGNO MALVASIA NERA
Questo vitigno a bacca nera non aromatico è diffuso principalmente in Trentino Alto Adige, conosciuto anche come "Malvasier", qualche piccola presenza la troviano in Toscana, nella zona di Cortona, predilige terreni collinari, ha una produzione abbondante ed è resistente alle malattie. Il grappolo è medio, cilindrico o conico, spesso alato, l'acino è medio con buccia spessa e pruinosa, la vinificazione avviene per lo più in purezza. Il vino ha un colore rosso rubino chiaro, profumo fine e delicato, sapore secco, poco tannico, buona acidità e di corpo, la gradazione minima è 11,5°, è un vino a tutto pasto e va servito ad una temperatura di 16°-18°.

VITIGNO MALVASIA DI CASORZO

Vitigno a bacca nera aromatico diffuso in Piemonte, nella zona di Casorzo, provincia di Asti, nel Monferrato, in queste colline argillose-calcaree trova il suo ambiente ideale, dando produzioni poco regolari e scarse, poco resistente alle malattie. Il grappolo è medio, cilindrico, alato, spargolo, l'acino è medio con buccia pruinosa di colore blu, viene prodotto il vino "Malvasia di Casorzo DOC" con l'aggiunta minima di Freisa o Grignolino o Barbera e prodotto nelle tipologie "rosso, rosato, spumante, passito". Il vino ha un colore che varia dal cerasuolo, al rosso rubino intenso, profumo fruttato, fine, persistente, aromatico, dolce, di corpo, la gradazione varia, secondo la tipologia, da un minimo di 10,5° ai 15° del passito, è un vino da fine pasto, ottimo da dessert e con pasticceria secca e crostate di frutta, va servito ad una temperatura di 10°-14°.

VITIGNO MALVASIA DI SCHIERANO
Vitigno aromatico a bacca nera coltivato in Piemonte sulle colline astigiane, nella zona del comune di Schierano, è conosciuto anche come "Malvasia  di Castelnuovo Don Bosco", viene allevato col sistema a controspalliera, dando produzione poco abbondanti, è sensibile alle peronospora, meno alle altre malattie, è soggetto a fenomeni di colatura. Il grappolo è medio-piccolo, conico, raramente alato, spargolo, l'acino è medio- grande, con buccia pruinosa di color viola il vino ha un colore rosso rubino carico, dal profumo aromatico e fruttato, fine, intenso, persistente, di corpo, la gradazione minima è 10,5°, si abbina a pasticceria secca e crostate di frutta, ottimo a fine pasto, va servito ad una temperatura di 8°-12°.

VITIGNO MALVASIA NERA DI BRINDISI E LECCE
brindisi
lecce
Questi due vitigni a bacca nera non aromatici, diffusi in Puglia nelle province omonime, sono iscritti nel Registro Nazionale con due codici differenti, recenti studi hanno dimostrato che i due vitigni sono molto simili e non avrebbero un'origine greca, come gli altri, ma siano legati originariamente a questo territorio. Prediligono terreni argillosi-calcarei, fertili, caldi, danno una buona e regolare produzione, vengono vinificati in uvaggio col Negroamaro o Sangiovese. Il grappolo è medio, conico, spesso alato, compatto, l'acino è medio, tondo con buccia pruinosa di colore blu, il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo fruttato con note di lampone, fresco, sapido, buon tenore alcolico e buona struttura, la gradazione minima è 12°, si abbina con primi piatti strutturati, secondi di carne rossa, formaggi, va servito ad una temperatura di 18°-20°. Questi vitigni rientrano in varie DOC e IGT territoriali.

VITIGNO MALVASIA ROSA
Questo vitigno non è altro che una mutazione di gemme della Malvasia di Candia aromatica ricavato dal prof. Fregoni, è diffuso in Emilia Romagna, provincia di Piacenza. Il grappolo è medio-grande, piramidale, alato, poco compatto, l'acino è grande, tondo con buccia spessa, pruinosa di color rosa, adatto per la spumantizzazione. Il vino ha un colore rosa tenue dal profumo di pesca e viola, leggermente aromatico, fresco, sapido, poco alcolico, la gradazione minima è 11°, si abbina a salumi, primi piatti alle vongole, crostacei, ottimo come aperitivo, va servito ad una temperatura di 12°-16°.


giovedì 2 luglio 2015

VITIGNO VESPOLINA

Vitigno autoctono a bacca rossa diffuso da almeno tre secoli, citato già dall'Acerbi e dal conte Gallesio, in Piemonte, provincia di Novara e Vercelli, in Lombardia, nell'Oltrepò Pavese, dove è conosciuto col sinonimo di " Ughetta ", e in provincia di Como, ma anche con meno intensità in Emilia, provincia di Piacenza, l'origine del nome, comune con altre varietà, è dovuto, molto probabilmente, alla predilezione delle vespe per i suoi acini molto ricchi di zucchero. La Vespolina preferisce terreni collinari, argillosi-calcarei, freschi, profondi, poco fertili ma soleggiati che consentono una media vigoria e una produzione regolare, è sensibile alle malattie, il grappolo è di media grandezza, conico o cilindrico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ovale con buccia pruinosa e sottile. La vinificazione delle uve è, di regola, in assemblaggio col Barbera, Uva Rara, Croatina o Nebbiolo, secondo il territorio di produzione, infatti concorre a varie DOC piemontesi e lombarde e alle " Gattinara DOCG " e " Ghemme DOCG " piemontesi. La vinificazione in purezza da' un vino dal colore rosso rubino intenso dal profumo floreale e speziato con note di violetta e pepe, intenso, al gusto è morbido, fresco, piacevolmente alcolico, persistente con retrogusto amarognolo, armonico, di corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, può essere prodotto anche nella tipologia " rosato ". La Vespolina è un vino da tutto pasto, abbinabile con i piatti della tradizione della zona di produzione, quindi spaziabile dagli antipasti, ai primi piatti, ai secondi, salumi e formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliabile è 16°-18°.

Citazione: Il tempo significa tanto nella vita di un vino nobile, che non
                   bisognerebbe risparmiarlo durante l'assaggio. Il vino di grande
                   lignaggio lo si versa per  corteggiarlo e vezzeggiarlo: non per
                   tracannarlo d'un fiato. ( H.WARNER ALIEN )

martedì 16 giugno 2015

VITIGNO TREBBIANO (famiglia)

Il Trebbiano costituisce una famiglia di vitigni a bacca bianca diffuso su tutto il territorio italiano particolarmente nelle regioni centrali, assume nomi e sinonimi che spesso recano un esplicito richiamo al luogo di origine o di più diffusa coltivazione. E' un vitigno molto antico, conosciuto già in epoca etrusca e romana e Plinio, nella sua opera Naturalis Historia, cita un Vinum Tribulanum, da tribula, cioè fattoria, da cui dovrebbe derivare il nome del vitigno, anche se esistono altre versioni sull'origine del nome. Il Trebbiano è uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi in Italia e questo è dovuto alla sua grande adattabilità a diverse tipologie di terreno e condizioni climatiche, è presente in uvaggio in tanti vini DOC e DOCG, in alcune zone viene vinificato in purezza prendendo la denominazione del luogo di produzione, ha una grande produttività e le differenze tra i vari cloni sono marginali, dovute, perlopiù, ad alcune differenze varietali, l'unico clone che si differenzia da tutti gli altri è il Trebbiano Spoletino per i profumi intensi di erbe aromatiche e note agrumate. Il sistema di allevamento del Trebbiano, generalmente, è quello tradizionale a controspalliera, la foglia è media, pentagolare, il grappolo è medio-grande, piramidale o conico, alato, generalmente compatto, l'acino è medio, sferico, dal colore giallo-verde al giallo-dorato, resistente alle malattie, meno all'oidio. Nelle varie regioni la vinificazione, come dicevo, va dall'uvaggio alla purezza, la tipologia spazia dal secco, allo spumante, al passito, la colorazione del vino varia dal giallo paglierino con riflessi verdolini al giallo dorato, al naso è fruttato, floreale, note di mandorla, al palato è fresco per la elevata acidità, secco, morbido, abbastanza persistente e armonico, di corpo con un finale amarognolo, la gradazione alcolica varia, secondo la tipologia, dagli 11° ai 16°, l'abbinamento ideale principale è con la tradizione locale o regionale, quindi può spaziare da antipasti leggeri, insalata di mare, primi e secondi piatti di mare, grigliate di pesce, primi piatti leggeri, carni bianche, formaggi molli ma anche stagionati, secondo la tipologia del vino, pasticceria secca e da forno. Analizziamo, ora, i vari cloni, quelli più conosciuti e diffusi. Qui di seguito i vari vitigni.

Vitigno Trebbiano Toscano
E' il vitigno dei trebbiani più diffuso nel Centro Italia, conosciuto anche col sinonimo di Biancame, introdotto, molto probabilmente, in Francia in occasione del trasferimento del Papa ad Avignone, è conosciuto col nome di Ugni Blanc ed è alla base della produzione del Cognac e dell'Armagnac. Grazie alla sua elevata acidità, si presta all'appassimento delle uve contribuendo alla produzione del Vin Santo, tipico toscano, rientra, come uvaggio, in tante DOC e IGT nelle varie regioni italiane, nel Lazio rientra nel "Cannellino di Frascati DOCG" e nel "Frascati Superiore DOCG", in Toscana rientra nel "Carmignano DOCG", in Campania rientra nel "Fiano di Avellino(Apianum) DOCG".

Vitigno Trebbiano Giallo
Questo vitigno deve il suo nome certamente alla colorazione delle bacche che assumono un colore dorato, viene conosciuto, anche, col sinonimo di Rossetto o Roscetto nella provincia di Viterbo per la colorazione marrone che assumono gli acini con la maturazione. E' diffuso, principalmente, nel Lazio, nella zona dei Castelli Romani, dove rientra nell'uvaggio del " Cannellino di Frascati DOCG " e nel " Frascati Superiore DOCG " e in tante altre DOC e IGT regionali. Vi è una piccola presenza di questo vitigno in Lombardia, zona Lago di Garda, in Veneto e in Puglia.


Vitigno Trebbiano Romagnolo
Il nome di questo vitigno è dovuto, chiaramente, alla zona di massima coltivazione, cioè la Romagna, che, si presume, sia stata la zona di prima introduzione del vitigno capostipite. La sua presenza  viene registrata oltre che in Emilia, anche in Sardegna con piccole produzioni e rientra in uvaggio nelle varie DOC e IGT
regionali, la vinificazione in purezza delle uve viene utilizzata, oltre alla spumantizzazione, anche alla produzione di brandy.




Vitigno Trebbiano d'Abruzzo
E' il vitigno a bacca bianca più diffusa in Abruzzo, confuso spesso, erroneamente, col vitigno Bombino Bianco, oggi, grazie alla volontà e tenacia di alcuni viticoltori, sta conquistando un posto importante nell'enologia italiana. La coltivazione con rese basse, unita al metodo e alla tecnologia di vinificazione, riesce a manifestare grandissime qualità, infatti le uve possono dare un vino di buona struttura , corpo e invecchiamento che per un vino bianco è tutto dire. Questo vitigno rientra in uvaggio nelle DOC e IGT  regionali.

Vitigno Trebbiano di Soave
Vitigno diffuso, principalmente, in Veneto e Lombardia, nelle province di Verona e Brescia, è conosciuto anche col sinonimo di Trebbiano Veronese o Trebbiano di Lugana, ha un'affinità genetica col Verdicchio. Questo vitigno è presente nell'uvaggio delle DOC e IGT del Veneto, Lombardia e Lazio, è presente anche nel "Soave Superiore DOCG", ha una ottima predisposizione alla produzione di vini passiti, spumanti e da invecchiamento.


Vitigno Trebbiano Spoletino
Vitigno diffuso in Umbria, provincia di Perugia, zona di Spoleto e Trevi, deve il suo nome, molto probabilmente, a quello latino del comune di Trevi, cioè Trebia da cui Trebbiano, ha una spiccata predisposizione alla spumantizzazione. Si differenzia dagli altri Trebbiani per il suo particolare sapore e sentore di erbe aromatiche e note agrumate, è presente nell'uvaggio delle DOC e IGT regionali.




Vitigno Trebbiano Modenese
Vitigno diffuso in Emilia, provincia di Modena, zona vocata alla coltivazione del Lambrusco, ha una sua importanza, in quanto è citato nell'elenco autorizzato e consigliato, insieme alla Trebbianina, per la produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Utilizzato in uvaggio in vini DOC e IGT della zona.

venerdì 12 giugno 2015

VITIGNO VERDUZZO FRIULANO e TREVIGIANO

 Verduzzo Friulano
 Verduzzo Trevigiano
Autoctono a bacca bianca del Friuli Venezia Giulia il Verduzzo è un vitigno dalle origini antiche, conosciuto già in epoca romana, diffuso principalmente nella provincia di Udine, è conosciuto anche col nome di Verduzzo Giallo, dalle cui uve, dopo un periodo di appassimento, si ottiene il famoso " Ramandolo DOCG ", così denominato dall'omonima frazione nel comune di Nimis, apprezzato già da Papa Gregorio XII all'epoca del Concilio di Pisa del 1409. Esiste un'altra tipologia meno nota e diffusa nel Veneto, in provincia di Treviso e Venezia, il Verduzzo Trevigiano, che si differenzia dal primo per la forma della foglia e del grappolo. E' un vitigno che predilige terreni collinari, non disdegna quelli pianeggianti, purchè ben esposti dal clima asciutto e ben ventilati, il sistema di allevamento è a media espansione con potatura medio-lunga, è vigoroso con rese nella media e regolari, il grappolo è medio-piccolo, di forma piramidale, alato, poco compatto con acino medio, ellittico, con buccia spessa, coriacea, pruinosa, dal colore verde tendente al dorato nei punti più esposti, grazie alla sua buccia è resistente alla grandine, ma non all'oidio e alla peronospora. Il Verduzzo viene vinificato generalmente in purezza per vini secchi e passiti, il vino ha un colore giallo dorato più o meno intenso, tendente all'ambrato nella versione passito, il profumo è intenso, fruttato con note di mela e pera che sfociano nel miele nella versione passito, al gusto è fresco, morbido, persistente, di corpo con buona alcolicità, la gradazione alcolica minima è 11°, nella versione passito è 14°. L'abbinamento consigliato è con primi piatti leggeri, risotti con frutti di mare, brodetto, grigliate di pesce, formaggi molli, la versione passito si abbina con pasticceria secca o da forno, prosciutto san daniele, formaggi stagionati, ottimo fine pasto da meditazione, la temperatuta di servizio consigliata è 10°-14°.

Citazione: Bere buon vino con buon cibo in buona compagnia è uno dei piaceri più
                     civili della vita. ( MICHAEL BROADBENT )

venerdì 5 giugno 2015

VITIGNO NURAGUS

Il Nuragus è il vitigno a bacca bianca più diffuso, ancora oggi, in Sardegna, principalmente in provincia di Cagliari e Oristano, la sua origine è incerta, ma molto antica, alcuni sostengono che sia un vitigno selvatico che nel corso dei secoli abbia avuto delle modificazioni, grazie anche ai Romani, e il nome possa derivare dalle antiche costruzioni dei " Nuraghi " grazie alla forma del grappolo tronco-conico, rovesciato, simile ad essi. Altri sostengono l'origine fenicia del vitigno, introdotto sull'isola dai navigatori fenici, che furono i primi a solcare il "Mare Nostrum", e fondarono la città "Nora", di cui oggi si ammirano soltanto le rovine, infatti il termine "nur", cioè fuoco, è fenicio e deriva dal fatto che, quando gli acini sono troppo esposti al sole, assumono un colore tendente al rosso. Il periodo di massima espansione di questo vitigno sull'isola, grazie alla sua adattabilità a qualsiasi terreno e alla resistenza ai parassiti della vite, fu nel periodo del dominio dei Savoia grazie al Marchese di Rivarolo che nel 1736 favorì la diffusione della viticoltura. Purtroppo anche il Nuragus, all'inizio del XX secolo, fu colpito dalla fillossera e, dopo il reimpianto su piede americano, ha ripreso la supremazia grazie alle sue caratteristiche colturali da consentire produzioni abbondanti e regolari, il grappolo è di forma tronco-conica, medio, alato e serrato, l'acino è medio, ovale con buccia spessa e consitente. Il vino Nuragus è prodotto, secondo il disciplinare, dall'85% al 100% dall'omonimo vitigno con l'aggiunta eventuale, fino ad un massimo del 15%, di altre varietà a bacca bianca, ha un colore giallo paglierino tenue, talvolta con riflessi verdolini, il bouquet è gradevole e leggero con note di mela verde, agrumate e fiori bianchi, al palato è secco o amabile secondo la tipologia, anche frizzante, sapido, gradevolmente fresco, di media alcolicità, morbido e leggero di corpo, la sua gradazione alcolica minima è 10,5°. Nella versione "amabile" è un vino ottimo come fine pasto e con la pasticceria secca, nella versione "secco" è un vino che si accosta a piatti e zuppe di pesce, antipasti leggeri, pesce alla grigglia o arrosto, primi piatti leggeri , carni bianche, formaggi giovani, la temperatura di servizio consigliata varia da 8°-12°.

Citazione: Per gustare il Vino sono necessari il senso dell'odorato, il senso del gusto e
                     un occhio per il colore. Tutto il resto è questione di esperienza e
                     preferenze personali. (CYRIL RAY )

venerdì 22 maggio 2015

VITIGNO MOSCATO (famiglia)

Secondo recenti studi di genetica sulla vite si è ipotizzato che il Moscato sia il primo vitigno ad essere coltivato al mondo e quindi progenitore di tutte le uve, il territorio deputato alla coltivazione di questo vitigno, fin dai tempi antichi, è stato il bacino del Mediterraneo, dove si sono determinati, nel corso dei secoli, incroci e differenze varietali. Oggi le varietà autoctone più conosciute in Italia sono: " Moscato bianco "(il più diffuso su tutto il terriorio nazionale), " Moscato giallo ", " Moscato rosa ", " Moscato d'Alessandria o Zibibbo " e tante altre che prendono il nome dalla località di coltivazione e rappresentano la famiglia dei Moscati. L'introduzione di questo vitigno in Italia, precisamente nelle regioni meridionali, è dovuto ai Greci durante la  colonizzazione della Magna Grecia e conosciuto dai Romani, grazie a Plinio il Vecchio, Columella e Varrone, col nome di uve Apianae, perchè era il frutto preferito dalle api per il profumo e la dolcezza delle bacche, solo nel medioevo questo vitigno si è diffuso nel Nord Italia e successivamente in Europa grazie ai traffici dei Veneziani. Il nome "moscato" compare per la prima volta nel XVII sec. ( precedentemente era conosciuto col nome di "Moscadella o Moscatello") e deriverebbe, molto probabilmente, dal nome latino "muscum"(muschio), che è il caratteristico profumo di questa uva. Il Moscato è un vitigno aromatico che presenta caratteristiche varietali diverse tra le differenti varietà, quali il colore, la forma e la dimensione delle foglie, dei grappoli, degli acini, ma con un comune denominatore che sono l'aroma, un elevato contenuto zuccherino e una buona acidità che danno l'opportunità di ottenere spumanti, passiti,  oppure vini secchi con una gradazione alcolica che varia dagli 11° ai 22° dei " liquorosi ". I terreni di coltura, vista la diffusione su tutto il territorio nazionale, variano dal pianeggiante al collinare, dal sabbioso, al calcare, al marnoso, al vulcanico, all'argilloso, anche i sistemi di allevamento variano, secondo la zona di coltivazione, dall'alberello alla controspalliera. Il vino, nel vitigno a bacca bianca, ha un colore che varia dal giallo paglierino, al dorato intenso, aromatico, fruttato, floreale, fragrante con note di limone, fiori d'arancio, pesca, albicocca, salvia, confettura, miele, aroma muschiato, fine, persistente, caldo, di corpo; nel vitigno a bacca rossa il vino ha un colore che varia dal rosso rubino chiaro al rosso rubino più o meno intenso, dal profumo fruttato, floreale, speziato con note di frutti di bosco, prugna, rosa, salvia, in bocca è aromatico, dolce, fine, persistente, armonico con leggero retrogusto di mandorla. L'abbinamento del vino moscato col cibo, secondo la tipologia, è del più variegato, spazia da primi e secondi piatti a base di pesce, ai salumi, ai formaggi stagionati e erborinati, alla pasticceria secca, crostate, panettoni, ottimo da dessert, fine pasto e meditazione, anche la temperatura di servizio varia, secondo la tipologia del vino, dai 8° ai 14°. Qui di seguito i vari vitigni.

Vitigno Moscato Bianco
E' la varietà più diffusa e famosa su tutto il territorio nazionale dalla Valle d'Aosta alla Sicilia e Sardegna, è un vitigno a bacca bianca conosciuto col sinonimo di Moscato di Canelli, Moscato d'Asti , Moscato di Trani o Moscato Reale ( già citato nel 1792 dal pugliese Vincenzo Corrado, nonchè cuciniere del Regno di Napoli ), Moscato dei Colli Euganei, Moscatello di Montalcino, Moscato di Siracusa, Moscato di Sorso Sennori, Weisser Muskateller( in Alto Adige) e tanti altri. Le sue uve rientrano nelle DOC e IGT di varie regioni , mentre  in Piemonte rappresenta anche la "ASTI DOCG" nelle tipologie di Asti Spumante, Moscato d'Asti, Moscato d'Asti vendemmia tardiva, Asti Spumante Metodo Classico con le relative sottozone.

 Vitigno Moscato Giallo
Non abbiamo notizie certe di questo vitigno a bacca bianca, chiamato  anche Moscato Sirio, questo farebbe supporre la sua origine in Siria, la coltivazione è concentrata nel Triveneto, cioè Trentino Alto Adige, Friuli e Veneto, dove rientra nelle varie DOC e IGT. In Veneto rappresenta la "COLLI EUGANEI FIOR d'ARANCIO DOCG" anche nella tipologia spumante e passito, l'uva spesso viene utilizzata anche come uva da tavola.


Vitigno Zibibbo o Moscato d'Alessandria
Questo vitigno a bacca bianca è diffuso in Sicilia e, principalmente, sull'isola di Pantelleria, conosciuto e coltivato fin dall'epoca dei Fenici che lo introdussero sull'isola,molto probabilmente, dall'Egitto. Il termine zibibbo è di chiara origine araba e significa "uva appassita", che veniva utilizzata anche come uva da tavola, oggi viene in buona parte utilizzata per la vinificazione di vini dolci  dopo l'appassimento delle uve al sole e rientra nelle varie DOC e IGT regionali, da non dimenticare il "Passito di Pantelleria", conosciuto in tutto il mondo.


Vitigno Moscato di Scanzo
E' una delle zone di produzione più piccola per una denominazione che si estende nel comune di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, infatti questo vitigno a bacca rossa concorre alla "MOSCATO di SCANZO DOCG". Questo vino ha un colore rosso rubino più o meno intenso che può tendere al cerasuolo con riflessi granati, al naso è delicato, persistente, intenso, in bocca è dolce, armonico con un leggero retrogusto di mandorla, la gradazione alcolica minima è 17°. E' un vino da fine pasto, dolci al cioccolato, pasticceria secca, ma anche con formaggi stagionati ed erborinati.

Vitigno Moscato Rosa
E' un vitigno molto antico a bacca rossa, che deve il proprio nome all'intenso aroma di rosa che da' al vino, è diffuso nel Trentino Alto Adige e nel Friuli, dove concorre alle varie DOC e IGT. Questo è un vitigno con basse produzioni dovute a fenomeni di acinellatura per il fatto che questa varietà presenta solo fiori femminili, per cui necessita di avere nello stesso vigneto varietà diverse per poter essere impollinato. Le uve hanno un elevato contenuto in geraniolo e vengono utilizzate per produrre vini dolci dal colore rosso rubino chiaro, l'aroma è gradevole e delicato con evidente profumo di rosa, in bocca è intenso, fine, persistente, armonico.

Vitigno Moscato di Terracina
Il Moscato di Terracina è un vitigno a bacca bianca del Lazio, diffuso esclusivamente nell'agro pontino, in provincia di Latina e presente in alcune DOC e IGT della regione. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati dal profumo molto intenso e tipico del vitigno di provenienza con note di agrumi, miele, frutta tropicale e a polpa gialla, il sapore è fine, equilibrato, sapido, fresco con un retrogusto di mandorla, la gradazione alcolica minima è 11,5°.

Vitigno Moscatello di Saracena
E' un vitigno a bacca bianca esclusivamente del comune di Saracena, in provincia di Cosenza, nel comprensorio del Pollino, in Calabria e da' un vino passito da meditazione che ha un procedimento antico e particolare, che prevede la vinificazione separata di uve moscatello da uve di malvasia, guarnaccia e odoacra. Il mosto ottenuto da queste 3 uve viene concentrato tramite un procedimento di bollitura per ridurre la quantità di liquido e contemporaneamente aumentare il grado zuccherino e quindi il grado alcolico, le uve moscatello, nel frattempo, vengono appassite, schiacciate manualmente e aggiunte nelle giuste proporzioni al mosto concentrato e dopo una lunga e lenta fermentazione si ottiene un vino dal  colore giallo ambra, dal profumo intenso con note di fichi secchi, frutta esotica, miele, mandorla, al palato è elegante, fine, persistente, equilibrato con retrogusto amarognolo. Si abbina molto bene a formaggi stagionati ed erborinati, pasticceria secca, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

Vitigno Moscato Nero di Acqui
Vitigno a bacca nera tipica del Piemonte eslusivamente nel territorio di Acqui Terme e di Tortona, in provincia di Alessandria. Si hanno scarse notizie di questo vitigno che produce un vino dal colore rosso rubino scarico, aromatico, fruttato, floreale con note di agrumi e fiori gialli, poco tannico.


Vitigno Moscatello Selvatico
Vitigno a bacca bianca della Puglia, sulla costa adriatica settentrionale della provincia di Bari, da recenti studi del 2001 condotti da Crespan e Milani è emerso che questo vitigno è strettamente imparentato con il Moscato di Alessandria, è utilizzato in assemblaggio per la produzione di vini spumanti e dolci. Il vino ha un colore giallo paglierino dal caratteristico aroma del vitigno, è fine, persistente, delicato, dolce, ha una gradazione alcolica minima di 11°.

martedì 19 maggio 2015

VITIGNO VESPAIOLA o VESPAIOLO

Il Veneto è la regione dove il vitigno Vespaiola o Vespaiolo, autoctono a bacca bianca, si è diffuso e le prime notizie storiche, che abbiamo, sono piuttosto frammentarie, si pensa che sia stato introdotto nella zona di Breganze, in provincia di Vicenza, dai monaci benedettini nel XIV secolo, il nome deriverebbe dal fatto che le vespe, quando l'uva è matura, prediligono le bacche molto ricche di zuccheri e questo avvenimento, secondo la tradizione popolare, indicherebbe il momento migliore per la vendemmia. Questo vitigno è abbastanza rustico, predilige terreni collinari di origine vulcanica, ben soleggiati e ventilati, poco sensibile alle malattie, ha grappoli piccoli, di forma conica o cilindrica, alato, poco compatti, gli acini sono medi, tondi, dal colore giallo dorato con buccia tenera e polpa molto zuccherina, ha un'elevata vena acida che gli conferisce una buona persistenza aromatica e una predisposizione all'invecchiamento e per il suo contenuto zuccherino è indicato per la produzione di vini passiti. Grazie alla sua acidità, le uve si prestano a vari tipi di vinificazione, dal fermo, al passito, allo spumante, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini che diventano dorati con  l'appassimento, al naso è intenso, fine, delicato con note di frutta matura, mandorla, in bocca è fresco, sapido, persistente, di corpo, la gradazione alcolica varia dagli 11° ai 14° della tipologia passito. L'abbinamento adatto per questo vino è il classico baccalà alla vicentina, risotti, carni bianche, pesce, mentre per la tipologia "passito" l'abbinamento indicato è per la pasticceria secca, formaggi piccanti, ma anche da consumare a fine pasto, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12° per la tipologia " fermo ", ai 12°-14° per la tipologia " passito ". Il vino passito prodotto è il " Torcolato ", che ha una procedura di appassimento particolare, da cui deriva il nome, le uve, prima della pigiatura, vengono messe ad appassire annodando, " torcendo " i grappoli su due corde verticali nei fruttai, dove l'aerazione e la bassa umidità favoriscono la concentrazione degli aromi e l'appassimento.

Citazioni: Il Vino stimola l'appetito e migliora il cibo. Promuove l'euforia e la
                  conversazione e può trasformare un semplice pranzo in una
                  occasione memorabile. ( DEREK COOPER )

venerdì 15 maggio 2015

VITIGNO NASCO

Il Nasco è un vitigno antico di provenienza sconosciuta, autoctono a bacca bianca della Sardegna, diffuso, principalmente, nella provincia di Cagliari, conosciuto già dai Romani col nome di " Muscus " per il caratteristico aroma di muschio che l'uva assume quando è molto matura e che in dialetto sardo è detto " nuscu ", da cui il nome. E' un vitigno che preferisce terreni argillosi-calcarei, ben esposti e soleggiati, dal clima caldo e asciutto, il sistema di allevamento è ad alberello, ha una buona vigoria e scarsa produttività, il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, poco serrato, non sempre alato, l'acino è medio, tondo con buccia sottile, poco pruinosa, dal colore dorato, l'uva viene utilizzata spesso per la produzione di vini liquorosi. Il vino ha un colore giallo dorato che sfocia in ambrato nella tipologia liquorosa, il profumo è gradevole, aromatico con note di frutta matura, miele, fichi, agrumi con retrogusto leggermente amarognolo, il sapore va dal secco al dolce, vellutato, caldo, delicato, fine, consistente, di corpo, la gradazione alcolica varia dai 13,5° ai 17,5° secondo la tipologia del vino. Ottimo vino da dessert e da meditazione, indicato per pasticceria, per formaggi erborinati, stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°per i secchi, 12°-14° per i passiti.

Citazioni: Il Vino si associa sempre ad occasioni in cui la gente è nel suo
                  momento migliore: distensione, appagamento, tranquille mangiate
                   e libero fluire delle idee. ( HUGH JOHNSON )