venerdì 15 maggio 2015

VITIGNO NASCO

Il Nasco è un vitigno antico di provenienza sconosciuta, autoctono a bacca bianca della Sardegna, diffuso, principalmente, nella provincia di Cagliari, conosciuto già dai Romani col nome di " Muscus " per il caratteristico aroma di muschio che l'uva assume quando è molto matura e che in dialetto sardo è detto " nuscu ", da cui il nome. E' un vitigno che preferisce terreni argillosi-calcarei, ben esposti e soleggiati, dal clima caldo e asciutto, il sistema di allevamento è ad alberello, ha una buona vigoria e scarsa produttività, il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, poco serrato, non sempre alato, l'acino è medio, tondo con buccia sottile, poco pruinosa, dal colore dorato, l'uva viene utilizzata spesso per la produzione di vini liquorosi. Il vino ha un colore giallo dorato che sfocia in ambrato nella tipologia liquorosa, il profumo è gradevole, aromatico con note di frutta matura, miele, fichi, agrumi con retrogusto leggermente amarognolo, il sapore va dal secco al dolce, vellutato, caldo, delicato, fine, consistente, di corpo, la gradazione alcolica varia dai 13,5° ai 17,5° secondo la tipologia del vino. Ottimo vino da dessert e da meditazione, indicato per pasticceria, per formaggi erborinati, stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°per i secchi, 12°-14° per i passiti.

Citazioni: Il Vino si associa sempre ad occasioni in cui la gente è nel suo
                  momento migliore: distensione, appagamento, tranquille mangiate
                   e libero fluire delle idee. ( HUGH JOHNSON )

1 commento:

  1. Spettabile Giuseppe, sono un anziano Biologo, appassionato di Botanica, genovese.
    Per quanto riguarda il nome Nasco aborrisco considerare il nome di origine latina, dato che è usata una etiomologia grezza ed inappropriata.
    Il vitigno Nasco è presente, coltivato, soprattutto a Sinnai, cittadina dei primi contrafforti del Capidano sardo.
    Sinnai fu fondata da esuli ebrei attorno all'anno mille e.v. provenienti dalla ultima diaspora, dalla Palestina, ed il nome del paese riferisce direttamente al monte Sinai, sacro per gli ebrei.
    Dato che in lingua genovese esiste una erba con tale nome (Nasca), (è una erbaccia che normalmente è falciata per eliminarla dai gerbidi e di norma è estratta dal fieno perché è praticamente non commestibile per il pascolo, neppure delle capre), mi sono incuriosito e mi sono procurato tale vitigno, (due sole viti, da mettere in prova), ad oggi devo dire che l'uva è assolutamente eccellente, sarà vendemmiata in questo Agosto.
    Poiché sono desideroso di imparare in tale ambito ho svolto indagini su più fronti sul nome:
    1) Un mio corrispondente, sardo, appunto di Sinnai, Tore, glottologo di lingue romanze, ma negli ultimi decenni appassionato di lingue mediterranee del passato, assire ed accadiche, ed autore di un monumentale dizionario della lingua sarda, mi ha detto che la parola "Nasch" dal assiro-accadico, usato a suo tempo nelle lingue semitiche e mediterranee, significa "scelto".
    2) Un mio corrispondente in Palestina (Israele), Moshe, esperto di lingue semitiche (aramaico) sostiene che la parola Nasch è uno dei due termini ebraici usati nella comune "scelta", intesa come distinzione tra ciò che è canonico "Kasher" e ciò che non lo è: Nasch, che quindi diventa sinonimo di "pagano", ovvero "non canonico". Il termine come è noto NON riguarda la qualità del materiale, ma la "adeguatezza" ai complessi canoni ebraici, di manipolazione, preparazione, ecc. che possono essere espletati solo dagli ebrei ortodossi.
    Fatto base su queste accezioni molto simili (positiva per Tore, in qualche modo "negativa" per Moshe), io ritengo più probabile che si riferisca alla seconda. Se tale mia ipotesi dovuta alla presenza di ebrei in Sinnai, è valida occorre ipotizzare che il vitigno A) fosse stato trasportato dagli ebrei in Sardegna attorno all'anno 1000, e poi fosse coltivato dai sardi e quindi definito Nasch, cioè coltivato dai pagani cristiani, ovvero B) Il vitigno fosse stato rinvenuto dagli ebrei come già esistente e già proveniente dalla Siria, e definite Nasch le viti coltivate dai cristiani.
    Cordiali saluti
    Sergio Carlini

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