martedì 16 giugno 2015

VITIGNO TREBBIANO (famiglia)

Il Trebbiano costituisce una famiglia di vitigni a bacca bianca diffuso su tutto il territorio italiano particolarmente nelle regioni centrali, assume nomi e sinonimi che spesso recano un esplicito richiamo al luogo di origine o di più diffusa coltivazione. E' un vitigno molto antico, conosciuto già in epoca etrusca e romana e Plinio, nella sua opera Naturalis Historia, cita un Vinum Tribulanum, da tribula, cioè fattoria, da cui dovrebbe derivare il nome del vitigno, anche se esistono altre versioni sull'origine del nome. Il Trebbiano è uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi in Italia e questo è dovuto alla sua grande adattabilità a diverse tipologie di terreno e condizioni climatiche, è presente in uvaggio in tanti vini DOC e DOCG, in alcune zone viene vinificato in purezza prendendo la denominazione del luogo di produzione, ha una grande produttività e le differenze tra i vari cloni sono marginali, dovute, perlopiù, ad alcune differenze varietali, l'unico clone che si differenzia da tutti gli altri è il Trebbiano Spoletino per i profumi intensi di erbe aromatiche e note agrumate. Il sistema di allevamento del Trebbiano, generalmente, è quello tradizionale a controspalliera, la foglia è media, pentagolare, il grappolo è medio-grande, piramidale o conico, alato, generalmente compatto, l'acino è medio, sferico, dal colore giallo-verde al giallo-dorato, resistente alle malattie, meno all'oidio. Nelle varie regioni la vinificazione, come dicevo, va dall'uvaggio alla purezza, la tipologia spazia dal secco, allo spumante, al passito, la colorazione del vino varia dal giallo paglierino con riflessi verdolini al giallo dorato, al naso è fruttato, floreale, note di mandorla, al palato è fresco per la elevata acidità, secco, morbido, abbastanza persistente e armonico, di corpo con un finale amarognolo, la gradazione alcolica varia, secondo la tipologia, dagli 11° ai 16°, l'abbinamento ideale principale è con la tradizione locale o regionale, quindi può spaziare da antipasti leggeri, insalata di mare, primi e secondi piatti di mare, grigliate di pesce, primi piatti leggeri, carni bianche, formaggi molli ma anche stagionati, secondo la tipologia del vino, pasticceria secca e da forno. Analizziamo, ora, i vari cloni, quelli più conosciuti e diffusi. Qui di seguito i vari vitigni.

Vitigno Trebbiano Toscano o Procanico o Biancame
E' il vitigno dei trebbiani più diffuso nel Centro Italia, conosciuto anche col sinonimo di Biancame, introdotto, molto probabilmente, in Francia in occasione del trasferimento del Papa ad Avignone, è conosciuto col nome di Ugni Blanc ed è alla base della produzione del Cognac e dell'Armagnac. Grazie alla sua elevata acidità, si presta all'appassimento delle uve contribuendo alla produzione del Vin Santo, tipico toscano, rientra, come uvaggio, in tante DOC e IGT nelle varie regioni italiane, nel Lazio rientra nel "Cannellino di Frascati DOCG" e nel "Frascati Superiore DOCG", in Toscana rientra nel "Carmignano DOCG", in Campania rientra nel "Fiano di Avellino(Apianum) DOCG".

Vitigno Trebbiano Giallo o Roscetto
Questo vitigno deve il suo nome certamente alla colorazione delle bacche che assumono un colore dorato, viene conosciuto, anche, col sinonimo di Rossetto o Roscetto nella provincia di Viterbo per la colorazione marrone che assumono gli acini con la maturazione. E' diffuso, principalmente, nel Lazio, nella zona dei Castelli Romani, dove rientra nell'uvaggio del " Cannellino di Frascati DOCG " e nel " Frascati Superiore DOCG " e in tante altre DOC e IGT regionali. Vi è una piccola presenza di questo vitigno in Lombardia, zona Lago di Garda, in Veneto e in Puglia.


Vitigno Trebbiano Romagnolo
Il nome di questo vitigno è dovuto, chiaramente, alla zona di massima coltivazione, cioè la Romagna, che, si presume, sia stata la zona di prima introduzione del vitigno capostipite. La sua presenza  viene registrata oltre che in Emilia, anche in Sardegna con piccole produzioni e rientra in uvaggio nelle varie DOC e IGT
regionali, la vinificazione in purezza delle uve viene utilizzata, oltre alla spumantizzazione, anche alla produzione di brandy.




Vitigno Trebbiano d'Abruzzo
E' il vitigno a bacca bianca più diffusa in Abruzzo, confuso spesso, erroneamente, col vitigno Bombino Bianco, oggi, grazie alla volontà e tenacia di alcuni viticoltori, sta conquistando un posto importante nell'enologia italiana. La coltivazione con rese basse, unita al metodo e alla tecnologia di vinificazione, riesce a manifestare grandissime qualità, infatti le uve possono dare un vino di buona struttura , corpo e invecchiamento che per un vino bianco è tutto dire. Questo vitigno rientra in uvaggio nelle DOC e IGT  regionali.

Vitigno Trebbiano di Soave o Veronese o di Lugana
Vitigno diffuso, principalmente, in Veneto e Lombardia, nelle province di Verona e Brescia, è conosciuto anche col sinonimo di Trebbiano Veronese o Trebbiano di Lugana, ha un'affinità genetica col Verdicchio. Questo vitigno è presente nell'uvaggio delle DOC e IGT del Veneto, Lombardia e Lazio, è presente anche nel "Soave Superiore DOCG", ha una ottima predisposizione alla produzione di vini passiti, spumanti e da invecchiamento.


Vitigno Trebbiano Spoletino
Vitigno diffuso in Umbria, provincia di Perugia, zona di Spoleto e Trevi, deve il suo nome, molto probabilmente, a quello latino del comune di Trevi, cioè Trebia da cui Trebbiano, ha una spiccata predisposizione alla spumantizzazione. Si differenzia dagli altri Trebbiani per il suo particolare sapore e sentore di erbe aromatiche e note agrumate, è presente nell'uvaggio delle DOC e IGT regionali.




Vitigno Trebbiano Modenese
Vitigno diffuso in Emilia, provincia di Modena, zona vocata alla coltivazione del Lambrusco, ha una sua importanza, in quanto è citato nell'elenco autorizzato e consigliato, insieme alla Trebbianina, per la produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Utilizzato in uvaggio in vini DOC e IGT della zona.

venerdì 12 giugno 2015

VITIGNO VERDUZZO FRIULANO e TREVIGIANO

 Verduzzo Friulano
 Verduzzo Trevigiano
Autoctono a bacca bianca del Friuli Venezia Giulia il Verduzzo è un vitigno dalle origini antiche, conosciuto già in epoca romana, diffuso principalmente nella provincia di Udine, è conosciuto anche col nome di Verduzzo Giallo, dalle cui uve, dopo un periodo di appassimento, si ottiene il famoso " Ramandolo DOCG ", così denominato dall'omonima frazione nel comune di Nimis, apprezzato già da Papa Gregorio XII all'epoca del Concilio di Pisa del 1409. Esiste un'altra tipologia meno nota e diffusa nel Veneto, in provincia di Treviso e Venezia, il Verduzzo Trevigiano, che si differenzia dal primo per la forma della foglia e del grappolo. E' un vitigno che predilige terreni collinari, non disdegna quelli pianeggianti, purchè ben esposti dal clima asciutto e ben ventilati, il sistema di allevamento è a media espansione con potatura medio-lunga, è vigoroso con rese nella media e regolari, il grappolo è medio-piccolo, di forma piramidale, alato, poco compatto con acino medio, ellittico, con buccia spessa, coriacea, pruinosa, dal colore verde tendente al dorato nei punti più esposti, grazie alla sua buccia è resistente alla grandine, ma non all'oidio e alla peronospora. Il Verduzzo viene vinificato generalmente in purezza per vini secchi e passiti, il vino ha un colore giallo dorato più o meno intenso, tendente all'ambrato nella versione passito, il profumo è intenso, fruttato con note di mela e pera che sfociano nel miele nella versione passito, al gusto è fresco, morbido, persistente, di corpo con buona alcolicità, la gradazione alcolica minima è 11°, nella versione passito è 14°. L'abbinamento consigliato è con primi piatti leggeri, risotti con frutti di mare, brodetto, grigliate di pesce, formaggi molli, la versione passito si abbina con pasticceria secca o da forno, prosciutto san daniele, formaggi stagionati, ottimo fine pasto da meditazione, la temperatuta di servizio consigliata è 10°-14°.

Citazione: Bere buon vino con buon cibo in buona compagnia è uno dei piaceri più
                     civili della vita. ( MICHAEL BROADBENT )

venerdì 5 giugno 2015

VITIGNO NURAGUS

Il Nuragus è il vitigno a bacca bianca più diffuso, ancora oggi, in Sardegna, principalmente in provincia di Cagliari e Oristano, la sua origine è incerta, ma molto antica, alcuni sostengono che sia un vitigno selvatico che nel corso dei secoli abbia avuto delle modificazioni, grazie anche ai Romani, e il nome possa derivare dalle antiche costruzioni dei " Nuraghi " grazie alla forma del grappolo tronco-conico, rovesciato, simile ad essi. Altri sostengono l'origine fenicia del vitigno, introdotto sull'isola dai navigatori fenici, che furono i primi a solcare il "Mare Nostrum", e fondarono la città "Nora", di cui oggi si ammirano soltanto le rovine, infatti il termine "nur", cioè fuoco, è fenicio e deriva dal fatto che, quando gli acini sono troppo esposti al sole, assumono un colore tendente al rosso. Il periodo di massima espansione di questo vitigno sull'isola, grazie alla sua adattabilità a qualsiasi terreno e alla resistenza ai parassiti della vite, fu nel periodo del dominio dei Savoia grazie al Marchese di Rivarolo che nel 1736 favorì la diffusione della viticoltura. Purtroppo anche il Nuragus, all'inizio del XX secolo, fu colpito dalla fillossera e, dopo il reimpianto su piede americano, ha ripreso la supremazia grazie alle sue caratteristiche colturali da consentire produzioni abbondanti e regolari, il grappolo è di forma tronco-conica, medio, alato e serrato, l'acino è medio, ovale con buccia spessa e consitente. Il vino Nuragus è prodotto, secondo il disciplinare, dall'85% al 100% dall'omonimo vitigno con l'aggiunta eventuale, fino ad un massimo del 15%, di altre varietà a bacca bianca, ha un colore giallo paglierino tenue, talvolta con riflessi verdolini, il bouquet è gradevole e leggero con note di mela verde, agrumate e fiori bianchi, al palato è secco o amabile secondo la tipologia, anche frizzante, sapido, gradevolmente fresco, di media alcolicità, morbido e leggero di corpo, la sua gradazione alcolica minima è 10,5°. Nella versione "amabile" è un vino ottimo come fine pasto e con la pasticceria secca, nella versione "secco" è un vino che si accosta a piatti e zuppe di pesce, antipasti leggeri, pesce alla grigglia o arrosto, primi piatti leggeri , carni bianche, formaggi giovani, la temperatura di servizio consigliata varia da 8°-12°.

Citazione: Per gustare il Vino sono necessari il senso dell'odorato, il senso del gusto e
                     un occhio per il colore. Tutto il resto è questione di esperienza e
                     preferenze personali. (CYRIL RAY )